L`INNOVAZIONE MANCATA

30/03/2011

Paradosso, fenomeno inspiegabile alla luce dei fatti noti. Paradosso può essere considerato il caso dei laureati italiani, sono quasi la metà di altri Paesi industriali ma hanno tassi di disoccupazione quasi doppi. I laureati italiani sono il 20% della popolazione 25-34 anni mentre la media Ocse è del 38%. Ad un anno dalla laurea il tasso di disoccupazione dei nostri laureati è del 17,7% (2009) più del doppio della media Ocse. Questi dati sembrano contrari alla legge della domanda e dell`offerta ma non è così. Trattasi di un paradosso solo apparente perché un`attenta analisi ne spiega
la logica. Purtroppo la stessa logica che mi portava, decenni fa, a concludere una ricerca sui laureati, con queste
parole: «Nel quindicennio 1965-80 si prevede un surplus dell`offerta rispetto alla domanda, nell`intero periodo, di 177mila laureati, pari al 22,3% del totale laureati del periodo» (Domanda ed offerta di laureati in Italia, stime proiettive al 1980 disaggregate per settore economico e tipo di laurea, prefazione del prof. Vincenzo Caglioti, presidente CNR, Isril, Roma, 1968, saggio ripreso dalla rivista Futuribili, Tumminelli editore, supplemento N.2, 1968).
La spiegazione del risultato era abbastanza logica: le quote di laureati occupati sono molto diverse da settore a settore e l`Italia del comparto privato, agricoltura, industria e servizi, è assai povera di settori ad alto impiego di laureati. I laureati impiegati nei settori tessile, abbigliamento, calzature, mobili sono percentualmente meno di un decimo di quelli impiegati nel settore chimico ed elettronico, i laureati di una Merchant Bank sono dieci volte più di quelli
di una tradizionale banca commerciale. Si potrebbe continuare all`infinito con questi esempi per dimostrare una realtà amara anche se nota da tempo a tutti, tranne ai politici che dovrebbero fare politiche industriali innovative, che non fanno.
L`apparente paradosso «pochi laureati ed anche disoccupati» non mi preoccupa solo e tanto per il fenomeno in sé, ma per quello che sottende, una diagnosi molto amara per l`azienda Italia, che produce beni e servizi a basso valore aggiunto e soprattutto a basso contenuto di tecnologie ed innovazione. Nel nuovo scenario di globalizzazione con 3 miliardi di nuovi produttori cinesi, indiani, a basso costo lavoro entrati in gioco, i Paesi industriali possono difendersi nella divisione internazionale del lavo- ro solo puntando forte sull`innovazione. Proprio il contrario di quello che fa l`Italia, che toglie risorse a scuola, innovazione, cultura, università e ricerca, costringendo così i nostri migliori laureati, bravi, anche se pochi, meritevoli ma dove il merito non vale sempre, al sottoimpiego o ad andare all`estero.