L’inflazione si ferma all’1,7% in marzo

02/04/2007
    sabato 31 marzo 2007

    Pagina 12 – Economia & Lavoro

    L’inflazione si ferma all’1,7% in marzo

      I prezzi tornano al 1999. Positivo effetto dell’operazione ricariche. I consumatori contestano

        di Luigina Venturelli / Milano

        STIME Sembra scongiurato il pericolo di nuove accelerate inflattive. Secondo le stime preliminari dell’Istat, infatti, l’inflazione a marzo è tornata a registrare una crescita dell’1,7%, sugli stessi livelli del gennaio scorso e ai minimi dall’estate del 1999.

        Rientra, dunque, l’allarme di febbraio quando l’aumento dell’1,8% aveva fatto temere ondate di rincari.

        L’Italia si dimostra quindi più virtuosa degli altri paesi dell’Unione europea, dove l’Eurostat ha rilevato a marzo un incremento medio dell’1,9%. A far scendere i prezzi sono state soprattutto le comunicazioni, in particolare la telefonia (meno 8,5% tendenziale), che ha controbilanciato gli aumenti di alberghi, ristoranti e trasporti. Si è poi interrotta la dinamica in ascesa dei prezzi energetici, con variazioni nulle nei capitoli elettricità e combustibili.

        Secondo il centro studi dell’Isae, dunque, il dato di marzo conferma la possibilità di un nuovo rallentamento dell’inflazione e una crescita media nel 2007 all’1,8%, dopo il 2,1% registrato nel 2006. Positivo anche il commento di Confcommercio, che sottolinea la «tenuta del sistema dei prezzi al consumo italiani e il sostanziale allineamento con le dinamiche europee», nonostante il «permanere di una situazione di debolezza sul versante dei consumi delle famiglie». Anche Confesercenti parla di «positiva moderazione che, se sostenuta da efficaci interventi a favore delle imprese, può favorire i consumi delle famiglie e gli investimenti».

        Critiche alle rilevazioni dell’Istat sono invece arrivate dai consumatori. Per il Codacons il governo deve «avviare una indagine sui rilevatori comunali che raccolgono i prezzi dei beni che compongono il paniere», in modo da garantire l’assoluta correttezza e trasparenza dei dati raccolti. Sulla stessa linea anche Adusbef e Federconsumatori, secondo cui i prezzi dei servizi sono i più cari d’Europa e «non accenna a diminuire neanche la bolla speculativa sulle abitazioni, che riguarda sia i costi delle case che degli affitti».

        Nel frattempo crescono anche le retribuzioni, ma con una dinamica più lenta rispetto al mese scorso: a marzo la crescita è stata del 2,6% contro quella del 3,2% di febbraio, quando si era registrato un incremento significativo dovuto al rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Ad aumentare sono state soprattutto le retribuzioni orarie dell’industria (più 3,3%) e dell’edilizia (più 6,1%). Lievi gli aumenti per i settori in attesa del rinnovo del contratto come il credito e le assicurazioni (più 0,3%) e i pubblici esercizi (più 0,8%). Comparti che si trovano in buona compagnia, visto che a febbraio risultavano in attesa di contratto il 56,7% dei lavoratori dipendenti complessivi, per una quota sul monte retributivo che sfiora il 60%. Restano senza contratto, oltre alla totalità dei lavoratori pubblici e di quelli del commercio e dei pubblici esercizi, anche la maggioranza degli addetti dei servizi privati e dei settori dei trasporti e del credito.