L’inflazione schizza al 3,1%

17/05/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Il costo della vita
    L’Istat conferma: ad aprile la variazione più alta dopo quasi cinque anni

    L’inflazione schizza al 3,1%
    L’aumento mensile dello 0,4% influenzato soprattutto dai rincari di sigarette e assicurazioni
    Elio Pagnotta
    ROMA. L’inflazione dopo quasi cinque anni torna sopra il 3 per cento. In perfetta sintonia con le anticipazioni delle grandi città e con le stime ufficiali dell’Istat, in aprile i prezzi al consumo hanno denunciato un aumento dello 0,4% rispetto a marzo e di conseguenza il tasso tendenziale è schizzato al 3,1 per cento. Ma questa volta non sono stati caro petrolio e super dollaro, che pure un contributo lo hanno dato, ad attizzare le braci dell’inflazione. Una vera e propria pioggia di rincari si è infatti abbattuta, per motivi diversi, su molti settori, a cominciare dall’alimentazione, costretta a pagare un salato pedaggio a mucca pazza, ai tabacchi. Per l’inflazione, dunque, il cammino verso quel 2,3% che fino a oggi resta l’obiettivo ufficiale per il 2001 si fa sempre più in salita.
    Secondo quanto ha comunicato ieri l’Istat, nell’aprile scorso l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) è salito a 115,6 (base 1995=100), accusando un aumento dello 0,4% nei confronti di marzo. Una variazione molto più pesante di quella dell’aprile dell’anno passato (+0,1%) che ha avuto l’effetto di alzare il tasso tendenziale dal 2,8% di marzo al 3,1%, il massimo dall’agosto del 1996. In risalita anche il tasso medio, che si porta al 2,7 per cento. Sempre in aprile, l’indice Foi (famiglie di operai e impiegati) è risultato pari a 115 (114,8 senza i tabacchi), con variazioni identiche a quelle dell’indice Nic tanto sotto il profilo congiunturale quanto sotto quello tendenziale e medio. L’indice armonizzato Ue infine sale a quota 110,9, aumentando anch’esso dello 0,4%, ma fermandosi al 3% su base annua.
    L’inflazione, insomma, per il momento sta deludendo le attese di rientro, anche se a riaccenderla sembrano essere più episodi occasionali che potrebbero presto venir riassorbiti (tranne che nel caso dei carburanti, probabilmente) che fenomeni strutturali nuovi e diversi da quelli già ben conosciuti (le tariffe, ad esempio). Con ogni probabilità, comunque, si assisterà nei prossimi mesi a una sorta di altalena del costo della vita, che potrà però contare a suo favore del confronto con quanto era avvenuto nel 2000. In maggio, ad esempio, sarebbe sufficiente una variazione mensile un po’ più contenuta di quella di aprile per permettere una nuova discesa del tasso tendenziale.
    In aprile intanto l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività ha fatto registrare l’aumento congiunturale più elevato per bevande e tabacchi (+2,8%), che hanno pesantemente risentito dell’aumento delle sigarette. Forti rincari vengono segnalati anche per le spese varie (+0,7%), gli alimentari (+0,6%) e i pubblici esercizi (+0,6%). Sono nuovamente diminuite invece le comunicazioni (un –0,1% dovuto alla telefonia). L’abbigliamento è rincarato dello 0,3%, come i trasporti, mentre l’abitazione, e le spese per la casa si accontentano di un ritocco dello 0,1 per cento. Ferme le spese per la salute, quelle per il tempo libero e quelle per l’istruzione.
    Queste le variazioni su base annua (e cioè rispetto all’aprile 2000) dei singoli capitoli: alimentazione +3,6%; bevande alcoliche e tabacchi +3,2%; abbigliamento +2,7%; abitazione, acqua, elettricità e combustibili +5,1%; spese per la casa +2,2%; spese per la salute +2,4%; trasporti +2%; comunicazioni -2%; ricreazione, spettacoli e cultura +3,1%; istruzione +3,4%; alberghi, ristoranti e pubblici esercizi +4%; altri beni e servizi +3,3 per cento. Sempre su base annua, in aprile il "tetto" dell’inflazione si verifica a Bari (+3,9%), mentre a Campobasso si registra il minimo (+2,3%).
    Giovedì 17 Maggio 2001
 
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