L’inflazione scende al 2,2% e riscoppia la rissa

05/02/2004


05 Febbraio 2004

DOPO AVERLO ATTACCATO IN PASSATO ORA IL CENTRODESTRA DIFENDE IL PRESIDENTE DELL’ISTAT MENTRE IL CENTROSINISTRA SPARA A ZERO
L’inflazione scende al 2,2% e riscoppia la rissa
Marzano: siamo in media Ue, basta speculazioni. L’Eurispes: consumi depressi
Stefano Lepri

ROMA
Tenendo conto dei saldi, il costo della vita in gennaio secondo l’indice armonizzato europeo risulta addirittura diminuito, -0,6% rispetto a dicembre, fa sapere l’Istat. Nella rilevazione tradizionale, quella a cui siamo più abituati e che saldi e sconti non li comprende, l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,2% rispetto al mese precedente. Nell’uno o nell’altro modo, il tasso di inflazione annua, gennaio su gennaio, è ora del 2,2%; torna più vicino alla media europea, che è del 2,0%, secondo la stima-lampo comunicata ieri dall’Eurostat. Dovrebbe essere una buona notizia. Invece scatena la rissa.
Il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano difende l’Istat e attacca a fondo l’Eurispes, l’istituto di ricerche sociologiche che vede invece una perdita del 20% del potere d’acquisto di salari e stipendi negli ultimi due anni. E’ una curiosa inversione dei ruoli, perché quando il centrodestra era all’opposizione gli era capitato più volte di mettere in discussione l’Istat. Ora Marzano accusa: «L’Eurispes ha nel suo consiglio direttivo ben cinque esponenti politici, tutti dell’opposizione»; mentre «l’Istat ha nel proprio consiglio d’amministrazione tecnici dell’economia e della statistica e nessun rappresentante politico, né della maggioranza né dell’opposizione, con un presidente di alta qualificazione professionale e, semmai, a suo tempo nominato dal governo di centrosinistra».
L’Eurispes, nella chiacchiera politica romana, viene considerato vicino all’Udeur di Clemente Mastella; ieri Mastella ha per l’appunto invitato al presidente dell’Istat Luigi Biggeri a «smettere con le sue interpretazioni sfacciatamente di parte» e a dimettersi. Il centro-destra ora difende Biggeri, ma al momento della sua nomina, da parte del governo Amato nel 2001, protestò vivacemente: scelta «spudorata» secondo Renato Brunetta, di Forza Italia; da rivedere dopo le elezioni, secondo Pietro Armani di An. Marzano, allora responsabile economico di Forza Italia, fu meno aspro: nomina «scorretta nel metodo», disse, «pur se sulla persona non abbiamo rilievi tecnici».
Nel centro-sinistra sono ora i partiti minori a scagliarsi contro l’Istat, non i maggiori che scelgono altri obiettivi. «L’Istat e il governo hanno inventato anche l’inflazione creativa con dati sempre più lontani dalla realtà dei consumatori» dichiara il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio. Peraltro anche esponenti del centro-destra cercano di raccogliere il malcontento che si avverte nel Paese: non sono i prezzi è «il livello inadeguato dei salari» sostiene l’ex ministro Gianni De Michelis, che già cominciato la sua campagna elettorale per le europee; mentre esponenti di An chiedono misure a favore dei redditi più bassi.
Sollecitato da molti, il presidente dell’Istat Biggeri ha deciso di difendersi in tv: quella resa nota ieri, dice «è una misura corretta dell’inflazione effettuata secondo rilevazioni con metodologie rigorose, così come indicato dagli organismi internazionali che certificano il dato ottenuto»; casomai occorre osservare che «mettono in evidenza un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari più forte di quello che c’era stato in passato», fatto che «certamente incide sulla spesa delle famiglie più povere». Biggeri è sicuro del consenso dei tecnici, in Italia e all’estero, di cui l’Istat godeva prima e di cui gode adesso; ma la polemica non si spegne.
L’Istat avanza a propria difesa un argomento che persuade gli economisti, e forse più arduo da capire per la gente comune: i consumi aumentano. Se i prezzi fossero saliti più di quanto affermano le rilevazioni, si dovrebbe registrare invece una caduta netta degli acquisti, perché la gente non ce la farebbe più a mantenere lo stesso tenore di vita. Nei primi nove mesi dello scorso anno, «i consumi nazionali (spese degli italiani sul territorio nazionale e all’estero) registrano rispetto all’anno precedente un aumento del 2,3%» in quantità; mentre «i consumi interni (spese degli italiani e degli stranieri sul territorio nazionale) mostrano un aumento dell’1,7%».
Nell’indice dei prezzi reso noto ieri, i maggiori incrementi su base annua si sono registrati su bevande alcoliche e tabacchi (+7,7%), prodotti alimentari e bevande analcoliche (+4%), e su alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+3,4%). Il ministro Marzano si augura che il calo degli indici di inflazione in Italia e negli altri Paesi euro spinga la Banca centrale europea ad abbassare il costo del denaro nella riunione di oggi a Francoforte, «perché il problema oggi è il rilancio dell’attività produttiva, non l’inflazione». Però i banchieri sembrano convinti che con una inflazione al 2% un costo del denaro al 2% vada benissimo e non sia opportuno abbassarlo (se invece l’inflazione «vera» fosse più alta del 2%, i tassi occorrerebbe addirittura alzarli).