L’inflazione sale, novembre + 2,8%

18/12/2002

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
299, pag. 4 del 18/12/2002

I dati Istat: è Napoli la città più cara.
L’inflazione sale, novembre + 2,8%

Novembre caldo per l’inflazione: confermando le anticipazioni delle città campione e la propria stima del 28 novembre, l’Istat ieri ha diffuso il dato definitivo pari a +0,3% mensile e +2,8% tendenziale. Ad ottobre la variazione su base annua era stata di +2,7%. Nel mese di novembre tutti gli indici dei prezzi al consumo hanno registrato, rispetto al mese di ottobre, una variazione di più 0,3%. Nel confronto con il corrispondente mese dell’anno precedente gli indici dei prezzi al consumo per l’intera collettività hanno registrato una variazione di più 2,8%, gli indici per famiglie di operai e impiegati una variazione di più 2,7%, l’indice armonizzato una variazione di più 2,9%.

In dettaglio, relativamente all’intera collettività gli aumenti congiunturali più elevati si sono verificati per i capitoli mobili, articoli e servizi per la casa e altri beni e servizi (più 0,5% per entrambi) e abbigliamento e calzature e servizi sanitari e spese per la salute (più 0,4% per entrambi); i capitoli bevande alcoliche e tabacchi e alberghi, ristoranti e pubblici esercizi hanno presentato una variazione nulla, mentre l’unica variazione negativa si è registrata nel capitolo Comunicazioni (meno 0,1%).

Gli incrementi tendenziali più elevati sono stati registrati per i capitoli Alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (più 4,8%). Altri beni e servizi (più 3,5%) e Prodotti alimentari e bevande analcoliche (più 3,4%); una variazione tendenziale negativa si è verificata nel capitolo Comunicazioni (meno 1,2%).

La città più cara a novembre è risultata Napoli. E sui dati scoppia subito la polemica. Secondo Pierluigi Bersani, responsabile economico della segreteria nazionale dei Ds, ´il dato dell’inflazione preoccupa. Siamo quelli che crescono meno in Europa e che tuttavia hanno l’inflazione alta. Ciò significa, in regime di moneta unica, che è in atto una tendenza alla perdita di competitività, come peraltro si è visto ieri dai dati che confermano la recessione dell’industria.

Preoccupa ancor di più’, ha detto Bersani, ´il balbettio del governo che continua a stare con le mani in mano, che insiste nel minimizzare e nel tacciare di catastrofismo ogni richiamo alla realtà.

Non vengono riforme rivolte alla disinflazione, si fermano le liberalizzazioni, non c’è pressing sulla catena di formazione dei prezzi, non c’è messaggio ai consumatori, non si aiuta l’apparato produttivo concentrando finalmente le risorse su innovazione e ricerca e su riduzione mirata dei costi. Si allentano solo le regole contabili e fiscali, fino al parossismo; ma questo’, ha concluso Bersani, ´non fa una politica economica’.

Le associazioni dei consumatori , invece, contestano le affermazioni del ministro Antonio Marzano, secondo il quale più dell’inflazione ´è da temere l’azione di chi grida ad un’inflazione non al 2,8%, ma molto più alta. Cose che’, ha detto Marzano, ´possono causare aspettative inflazionistiche che rischiano di creare inflazione’.

Secondo l’Unione consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori ed Adoc) il ministro sembra addossare la responsabilità del caro-vita ´alle associazioni dei consumatori e non agli speculatori’. Secondo l’Unione consumatori (Codacons, Adusbef, Federconsumatori ed Adoc) il ministro sembra addossare la responsabilità del caro-vita ´alle associazioni dei consumatori e non agli speculatori’, comportandosi da ´sedicente economista liberista’. Al contrario, prosegue l’Unione ´le associazioni da settembre 2001 fanno il loro mestiere denunciando ritocchini, rincari, arrotondamenti ed aumenti che hanno messo in ginocchio i redditi delle famiglie italiane defraudate di ben 1.500 euro negli ultimi 12 mesi’.