L´inflazione sale ancora: 2,8%

25/11/2002


23 NOVEMBRE 2002

 
Pagina 8 – Economia
 
 
Sul dato delle città campione di novembre pesano istruzione e sanità,
ma anche trasporti e ristoranti. Marzano: colpa del petrolio
L´inflazione sale ancora: 2,8%

Il massimo da 15 mesi. Per le famiglie un Natale nero
          Preoccupati sindacati e Confindustria.
          Gli analisti: si allontana il taglio dei tassi Bce

          LUISA GRION


ROMA – Un dato «scoraggiante», anzi «pessimo». Di più: «pericoloso». L´inflazione di novembre – stando alle anticipazioni delle città campione – ha toccato quota 2,8 per cento. Un tetto mai visto dall´agosto del 2001 e che sembrerebbe destinato ad alzarsi nei prossimi mesi visto che – misurando la crescita rispetto ad ottobre – il ritocco è risultato dello 0,3 per cento. Tendenza non proprio lieve.
Ora, sul perché le cose siano andate così ci sono diverse teorie: c´è chi come il ministro Marzano dà la colpa al petrolio e chi, come i commercianti, giura che tutto ha origine dalle tariffe e dai servizi. I dettaglianti dicono di aver al massimo rivisto – causa temporali e nebbie – i prezzi della verdura e delle ormai famose zucchine. Le stime arrivate dai diversi centri denunciano rialzi nel campo dei servizi sanitari, bancari, assicurativi, nei trasporti, ristoranti, articoli per la casa e – almeno al Sud – abbigliamento. Ma al di là dei diversi punti di vista sulle motivazioni del rialzo resta il fatto che il dato in sé preoccupa tutti. Gli economisti e i consumatori non se l´aspettavano. I commercianti parlano di stagflazione e temono le conseguenze che il clima di sfiducia potrebbe avere sull´ormai imminente shopping di Natale.
Il fatto che tutti notano è che se da una parte i prezzi crescono mentre il Pil cala – e il segnale non è buono – dall´altra si allarga il divario rispetto all´Europa. Coincidenza negativa sulla quale concordano – in un certo senso – perfino sindacati e industriali. «Ci allontaniamo dai prezzi di Germania e Francia, emergono problemi di competitività e di politica dei redditi proprio mentre si avvicina un mese caldo per i prezzi come dicembre» ha detto il leader della Cgil Epifani. Galli della Confindustria condivide: pur confermando la stima del 2,5 come media annua l´associazione denuncia un change-over fra lira e euro peggiore rispetto ai partner europei e guarda con preoccupazione al crescente gap Italia-Ue (la media secondo la Commissione europea sarà del 2,3 per cento). Semmai Galli frena sul pericolo di stagflazione: un mix di inflazione e recessione al quale – secondo il leader della Confcommercio Billè – ci staremmo «pericolosamente» avvicinando e che invece secondo gli industriali non ci realizzerà sarà perché «l´economia è sì anemica» ma non finoa a quel punto.
Ma questa precisazione degli industriali è l´unica nota leggermente positiva riguardo ai dati diffusi ieri. I consumatori vedono nero:»Si prospetta un Natale gelido – dice Elio Lannutti dell´Adusbef – la tredicesima servirà a pagare i debiti e il calo dei consumi sarà drastico». A fine novembre – sottolineano – scade pure il blocco delle tariffe. Gli analisti invece sono preoccupati soprattutto per le future mosse della Banca centrale europea. «Il dato di novembre è più forte del previsto e per nulla incoraggiante – dicono gli esperti della Bank of America – Ora non ci sono ragioni perché la Bce tagli i tassi, anche se crediamo che la Banca centrale sia più orientata visto i rischi di rallentamento dell´economia che verso l´inflazione».