L’inflazione sale al 2,7% nel 2001

04/01/2002

Il Sole 24 ORE.com







    Tasso medio annuo superiore al 2000 (2,5%) – L’Istat conferma le stime: a dicembre dato tendenziale al 2,4%

    L’inflazione sale al 2,7% nel 2001
    Elio Pagnotta
    ROMA – L’inflazione si concede una pausa e in dicembre, pur restando su livelli che sono i più bassi dal 1999, interrompe una discesa che durava ininterrottamente dall’inizio dell’estate scorsa. I prezzi al consumo, secondo le stime ufficiali dell’Istat, hanno infatti bloccato sul 2,4% il tasso tendenziale annuo, confermando in pieno le prime anticipazioni delle grandi città. Rispetto a novembre, il costo della vita ha comunque fatto segnare un incremento contenuto nello 0,1% appena. Anche se sarà necessario attendere i dati definitivi che saranno diffusi dall’Istat il 17 di questo mese, il bilancio dell’inflazione nel 2001 è ormai delineato: a meno di improbabili sorprese, l’anno passato si è chiuso con un tasso medio del 2,7%, quindi facendo lievemente meglio di quanto non indicassero le previsioni ufficiali, che puntavano sul 2,8 per cento. Contenuto anche il peggioramento rispetto al 2000, che aveva manifestato una crescita del 2,5 per cento. E contenuto risulta anche il "trascinamento", cioè la quota di inflazione che un anno lascia in eredità all’altro: il fardello che il 2002 deve accollarsi è inferiore allo 0,8%, un carico abbastanza leggero e tale da permettere all’inflazione di puntare ad un risultato molto probabilmente inferiore al 2 per cento. Euro e festività non hanno quindi turbato più di tanto la marcia del costo della vita, tanto che la discesa del tasso tendenziale potrebbe riprendere a farsi sentire già nei prossimi mesi. Le quotazioni del petrolio infatti restano molto deboli e la scarsa vivacità della domanda interna continuerà ad esercitare un effetto-calmiere sull’andamento dei prezzi. «Nei prossimi mesi vedremo una ripresa della decelerazione del tasso di inflazione annuo», prevede Giampaolo Galli, direttore del Centro studi di Confindustria (CsC): «Ci sono tutte le condizioni perché l’inflazione scenda, e probabilmente scenderà anche al di sotto dell’inflazione programmata 2002 all’1,7 per cento. La mia previsione, al momento, è di un’inflazione media 2002 all’1,5 per cento». Quanto alle conseguenze di questi andamenti sui rinnovi contrattuali, secondo Galli si deve «tener conto del fatto che negli ultimi dati noi siamo allineati all’area dell’euro per quel che riguarda l’inflazione, ma ci sono dati preliminari e previsioni che vedono altrove una discesa più rapida della nostra. Sarebbe grave se, per via di scelte non sufficientemente coraggiose del Governo o di altre circostanze o comportamenti, l’allineamento andasse perduto». Preoccupate le organizzazioni sindacali. «Per il 2002 la richiesta che avanzammo di alzare l’1,2% previsto – dice Guglielmo Epifani, numero due della Cgil – e che suscitò polemiche, è stata una scelta saggia: ho l’impressione che il dato allora pensato troppo elevato per l’inflazione programmata in realtà può diventare addirittura un dato sottostimato». Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, sostiene che la «politica salariale dovrà essere rivista. Dovremo evitare ulteriori impoverimenti di salari e stipendi, chiedendo aumenti superiori all’inflazione programmata e in linea con l’inflazione reale o realisticamente prevedibile». Secondo il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta, «il Governo deve rispettare i contratti del pubblico impiego, altrimenti rischia di far saltare, non per causa nostra, la coerenza degli accordi sulla politica dei redditi». Ad accusare i rincari più sostanziosi in dicembre sono stati gli alimentari (+0,4%) e le spese per il tempo libero (+0,4%). Abbastanza sostenuti anche i rincari dell’abbigliamento (+0,3). In ribasso, invece, le spese per la salute (–0,7%), i prezzi di abitazione, acqua, elettricità e combustibili (–0,1%) e quelli delle comunicazioni (–0,1%), mentre sono ferme le spese per la casa e in tutti gli altri settori si segnalano aumenti allineati alla media. I trasporti, facendo segnare un aumento dello 0,1%, hanno momentaneamente interrotto una tendenza al ribasso che, grazie al calo della benzina, era in atto da diversi mesi. Su base annua, sono solamente le comunicazioni (–1,8%) a dimostrarsi capaci di una variazione di segno negativo, mentre aumenti superiori alla media vengono segnalati per alimentari (+4,2%), spese varie (+4,1%), pubblici esercizi (+4%), spese per il tempo libero (+3,7%), bevande e tabacchi (+3,7%), abbigliamento (+2,9%) e istruzione (+2,8%). Per l’abitazione, la crescita annua dei prezzi si limita allo 0,4%, mentre i trasporti contengono la crescita in un modesto 0,2 per cento. www.ilsole24ore.com/economia
    Venerdí 04 Gennaio 2002
 
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