L´inflazione rialza la testa a marzo sale a quota 2,7%

01/04/2003



       
       
      Pagina 29 – Economia
       
       
      In Europa l´indice resta fermo al 2,4%. I consumatori sul piede di guerra
      L´inflazione rialza la testa a marzo sale a quota 2,7%

      Il governo:"Pesa il petrolio". Sigarette più care
      I Ds contro Marzano: "È un ministro contemplativo" Da oggi le Ms aumentano a 2,5 euro a pacchetto
      LUISA GRION

              ROMA – Virata dei prezzi verso l´alto: l´inflazione di marzo – secondo i dati Istat – è salita al 2,7 per cento. A febbraio era del 2,6. Misurato rispetto al mese precedente il ritocco è stato dello 0,3 per cento. La tendenza dunque è chiara e non sembra possa invertirsi in fretta (oggi per esempio entrano in vigore nuovi aumenti sulle sigarette): lo scostamento rispetto all´obiettivo del 2,3 per cento previsto dal governo in Finanziaria comincia a creare qualche disagio. Tanto più che, nella zona euro, – sempre a marzo – il costo della vita, secondo le stime di Eurostat, sarebbe rimasta inchiodato al 2,4 per cento.
              I dati, dunque, preoccupano e se governo e Confindustria gettano acqua sul fuoco spiegando il tutto con il caro benzina e le tensioni da guerra, da più parti – consumatori in primis – si chiede un intervento deciso per fermare i rialzi. Magari partendo proprio dai carburanti e dal gas. «Se l´esecutivo realizzasse la nostra proposta, ossia la riduzione di 7,50 centesimi al litro dei carburanti e la riduzione dell´Iva del gas dal 20 al 10 per cento si potrebbero ottenere risparmi per le famiglie di 259 euro l´anno» fa sapere l´Intesa dei consumatori. Ma anche da sindacato e opposizioni partono inviti ad agire. Il più esplicito è Alfiero Grandi dei ds: «L´inflazione è più alta della media europea, il problema è che ormai il governo ha deciso di utilizzarla come tassa occulta per far tornate i conti: se così non è Marzano lo dimostri costringendo Tremonti ad adottare provvedimenti, altrimenti passerà alla storia come un ministro contemplativo». Stessa linea per Bersani, che «invita il governo a farsi carico del problema» e per Letta della Margherita «perplesso» che la maggioranza non sia già intervenuta.
              Quanto ai sindacati la Cgil, tramite la segretario confederale Maulucci, denuncia come l´inflazione «riduca la competitività e mortifichi il potere d´acquisto delle retribuzioni». Bonanni della Cisl chiede di «ripristinare la politica dei redditi con un sistema di controlli di prezzi e tariffe». Angeletti, leader della Uil, si dichiara «preoccupato», ma anche convinto che «ora, fare valutazioni sull´andamento dell´economia sia inutile: quello che conta ora e che la guerra finisca presto».
              D´alto canto è proprio la guerra la motivazione usata dal governo per spiegare la tendenza dei prezzi al rialzo. Il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano sposta l´analisi dai fattori interni a quelli esterni e individua tre fattori responsabili dei rialzi: la congiuntura internazionale, il pericolo del terrorismo e la guerra. «Non è che in questo periodo non stia succedendo niente – ha detto – il petrolio ha avuto qualche fibrillazione e l´energia entra nei prezzi di tutti i prodotti». Analisi condivisa da Confindustria che invita a non fare drammi: il dato al 2,7 per cento è un aggiustamento tecnico che sconta la pressione sul prezzo del petrolio e il gap con l´Europa è spiegato con differenze a livello competitivo.
              Detto questo oggi per i fumatori è in arrivo una mini stangata: dopo gli aumenti varati qualche giorno fa dalla Philip Morris, aumenta di 20 centesimi anche il prezzo di numerosi marchi italiani e stranieri. Fra le bionde più popolari colpite dal ritocco le Ms (che passano a 2,5 euro il pacchetto), ma anche le Camel, le Dunhill, Gauloises, Gitanes, Kent, Milde Sorte, Rothmans e Yves Saint Laurent. Si tratta di aumenti richiesti al Monopolio dalla stesse case produttrici e indirettamente legati alla scadenza in Finanziaria per la «tassa sul fumo».