L´inflazione riabbassa la testa

24/02/2003

22 FEBBRAIO 2003

 
 
Pagina 33 – Economia
 
 
A febbraio scende al 2,7%, ma Venezia sbaglia i conti e il tasso potrebbe calare ancora. Obiezioni dei consumatori
L´inflazione riabbassa la testa

Sindacati: non basta. Billè: libro nero per stanare i furbi
          Marzano difende Biggeri: no alle dimissioni. Confcommercio: a preoccupare è il greggio ma anche la scarsa liberalizzazione dei servizi
          LUCIO CILLIS

          ROMA – Scende la febbre dell´inflazione a febbraio. Secondo i primi dati delle città campione, il carovita è in discesa: dal 2,8% registrato a gennaio e nei due mesi precedenti, al 2,7% con un possibile ritocco al ribasso (al 2,6%) dovuto ad un (nuovo) errore. Uno sbaglio che, stavolta non tocca l´Istat ma il Comune di Venezia che ha rettificato nell´arco di un´ora la crescita mensile dei prezzi: dallo 0,8% allo 0,2%, complice un calcolo errato della retta degli asili nidi. L´ennesimo incidente di percorso ha però suscitato qualche grattacapo agli esperti e nuovi dubbi tra i consumatori, già sul piede di guerra per il recente svarione dell´istituto di statistica. «L´inflazione scende al 2,7%: ma sono affidabili i dati con gli attuali vertici Istat?» si chiedono i responsabili dell´Intesa dei Consumatori. Inoltre, Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori fanno notare che «molti farmaci passati nella fascia a pagamento, e quindi a carico dei cittadini, hanno subito pesanti aumenti di prezzo, dal 10% al 100%, con picchi del 200%». L´altro aspetto sottolineato dalle associazioni è la differenza degli effetti che ha la riforma sanitaria sul paniere italiano e su quello europeo «sceso dal 3% al 2,9%. Come può spiegarsi l´arcano?».
          Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria, non ha dubbi: il dato di febbraio è «sicuramente positivo», ma «sarà responsabilità del governo accompagnare il trend inflattivo in discesa» anche nel rinnovo del contratto per il pubblico impiego. Il leader di Confcommercio, Sergio Billè punta invece l´indice sui "furbi" è annuncia «una sorta di libro nero su tutto quello che è successo in questi mesi» di guerra dei prezzi nel mondo della «produzione, ingrosso, alimentare, non alimentare, servizi, assicurazioni, banche». Billè punta anche l´indice sul mancato completamento della liberalizzazione nei servizi pubblici.
          Marco Venturi di Confesercenti teme, invece, che «l´aumento del prezzo dei prodotti petroliferi, non mancherà di produrre effetti sui costi delle imprese e quindi sul prezzo finale dei prodotti, al quale rischiano di sommarsi le eccessive richieste salariali dei sindacati. In ogni caso il dato di febbraio «registra la fine dell´effetto dell´euro sugli aumenti della distribuzione».
          I sindacati dal canto loro, giudicano il raffreddamento dei prezzi come «troppo contenuto» e spingono per giungere ad un rinnovo dei contratti in linea con l´inflazione. Per la Cgil la leggera discesa di febbraio non cambia nulla: «Andrebbe bene un dato dal 2,2% in giù». E la Uil sottolinea come «l´inflazione resti al di sopra delle previsioni del governo e incida in maniera particolarmente negativa sui ceti meno abbienti». Infine, anche per la Cisl «siamo di fronte ad un dato ancora troppo alto che deve indurre il governo alla gestione della politica dei redditi che finora non c´è stata». Il ministro Antonio Marzano è invece tornato sul caso Istat, assolvendo il presidente Biggeri: «Se per ogni errore di un decimale si dovessero chiedere le dimissioni, l´Italia resterebbe senza vertici».