L’inflazione resta inchiodata al 2,3%

01/09/2004

      sezione: IN PRIMO PIANO

      data: 31 agosto 2004 – pag: 3
      L’inflazione resta inchiodata al 2,3%
      In agosto prezzi stabili (+0,2%) nelle rilevazioni delle città campione

      ROSSELLA BOCCIARELLI

      ROMA • Il rientro dalle ferie per una volta è senza eclatanti brutte sorprese sul fronte dei prezzi.

      Le indicazioni arrivate ieri dalle 13 città campione parlano infatti di un’inflazione stabile in agosto. Anche se la stima provvisoria di sintesi dell’Istat si avrà solo oggi, gli analisti vedono un carovita inchiodato al 2,3% tendenziale, così come è avvenuto nel mese di luglio, e stimano un incremento dei prezzi su base mensile pari allo 0,2 per cento. Gli aumenti più consistenti a livello congiunturale si sono verificati a Torino, Napoli, Palermo e Bologna (+0,3%); Torino e Napoli, inoltre, guidano anche la classifica dell’inflazione tendenziale (rispettivamente +3% e +2,8% negli ultimi dodici mesi). Gli incrementi mensili più contenuti si sono avuti invece a Firenze, Perugia e Roma (ancora Perugia, insieme ad Ancona, sono invece i due capoluoghi in cui l’inflazione tendenziale annua è più bassa: rispettivamente +0,7% e +1,4%). Si tratta di dati più o meno in linea con le attese e abbastanza coerenti con le previsioni di consensus che in questo momento attribuiscono all’Italia per il 2004 un’inflazione media, appunto, del 2,3 per cento.

      Analizzando la dinamica delle singole voci di spesa, emerge che l’andamento dei prezzi al consumo è dovuto al bilanciamento tra l’aumento del capitolo Trasporti e il raffreddamento del settore alimentare.

      In pratica, da un lato ci sono i rincari dell’energia e, conseguentemente, delle tariffe aeree e delle tariffe marittime. Dall’altro c’è una flessione dei prezzi nel campo degli alimentari freschi e nel capitolo comunicazioni.

      A spingere i prezzi al consumo verso l’alto è stata dunque soprattutto l’impennata del costo dei carburanti innescato dal caro-petrolio. Gli aumenti del comparto Trasporti sono stati in molti casi superiori anche all’1% su base mensile. Il picco si è registrato a Palermo con un +1,5%, seguito da Perugia con un +1,4% e da Ancona (+1,2%). Gli alimentari hanno seguito, invece, una dinamica opposta rispetto ai trasporti, contribuendo a frenare la crescita dell’indice generale. A Perugia, ad esempio, il calo è stato dello 0,7% (dopo il -0,9% mensile registrato a luglio). Ad Ancona il ribasso è stato dello 0,4% (come a luglio). Anche a Firenze flessione dello 0,4%, dopo il -0,1% del mese precedente. Positivo anche l’impatto del capitolo Comunicazioni, sempre in calo negli ultimi mesi e del capitolo Ricreazione, spettacoli e cultura. I prezzi del tempo libero sono scesi un po’ ovunque dopo i rincari di luglio. A Bologna si è registrato un aumento dello 0,1% dopo il +0,8% del mese precedente. Incremento dello 0,1% anche a Perugia dopo un +1,1% di luglio. Dinamica "a macchia di leopardo" invece, per i prezzi di alberghi e ristoranti che, in alcuni casi, hanno registrato aumenti consistenti; in altri, come a Firenze e Roma, hanno segnato sensibili riduzioni. In pratica, osservano gli analisti, in questo momento non ci sono forti tensioni se non quelle provenienti dall’energia (tra l’altro è possibile che gli effetti del caro petrolio si faranno sentire nei prossimi mesi anche per via del meccanismo adottato dall’Italia in base al quale gli aumenti del prezzo internazionale dell’energia e del gas vengono recepiti più lentamente, ma permangono più a lungo).

      Intanto, l’Istat ha diffuso ieri il dato sulle vendite al dettaglio. Un dato che segna un leggero rimbalzo dopo il tonfo del mese di maggio: +0,7% è infatti la variazione congiunturale delle vendite di giugno, dopo il -0,6 % di maggio.

      Su base tendenziale, nel mese di giugno si è registrato un aumento del 2%. Si tratta tuttavia di un incremento a prezzi correnti; sufficiente a cancellare l’ impressione fortemente negativa dei primi mesi dell’anno ma non a invertire una tendenza. In termini reali, le vendite restano tuttora sui livelli più bassi dal 1999. L’inflazione è attestata infatti al 2,3%; inoltre, a giugno i giorni di apertura complessivamente sono stati 25,4 (contro i 24,4 dello stesso mese del 2003), con un boom nella grande distribuzione, che è rimasta aperta in media 26,4 giorni.

      La sorpresa del turismo: ritocchi fino al 20% sul 2003
      ROMA • Come se non bastasse l’impennata del prezzo del petrolio, sull’inflazione di agosto ha pesato anche un altro fattore eccezionale, o almeno, imprevisto: il caro-turismo. «I due elementi che motivano un tendenziale bloccato al 2,3% sono i trasporti, e questo era nelle attese, e il comparto turistico — commenta Antonio Cesarano, economista di Mps Finance. — Alla luce del deludente andamento lamentato dagli operatori del settore, ci aspettavamo un contributo inferiore all’inflazione dal fronte alberghi e ristoranti, invece la dinamica dei prezzi nel settore turistico si è dimostrata significativamente sostenuta».

      Stando alle indicazioni provenienti dalle città campione, in agosto chi ha deciso di raggiungere la propria meta in aereo ha speso per un biglietto il 13,6% in più rispetto a luglio, e addirittura il 14,6% su un anno fa. Chi invece, per paura di attentati o per risparmiare, ha scelto la nave ha speso il 10,4% in più sul mese precedente e il 18,1% in più su agosto 2003.

      Fra i più penalizzati gli amanti del mare: per sdraio e ombrelloni i rincari sono stati in agosto del 3,9% rispetto a luglio e del 10,1% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Non è andata bene neanche a chi ha scelto il classico pacchetto turistico tutto compreso, per il quale i rincari congiunturali sono stati dell’1,9%, mentre quelli tendenziali sono risultati pari al 20,5 per cento.