L´inflazione resta bloccata al 2,2%, Confindustria critica i sindacati

23/07/2002





(Del 23/7/2002 Sezione: Economia Pag. 19)
I DATI DELLE CITTA´ CAMPIONE A LUGLIO ANCORA LONTANI DAGLI OBIETTIVI INDICATI NEL DPEF
L´inflazione resta bloccata al 2,2%
Confindustria critica i sindacati

ROMA
L´inflazione, a luglio, resta ferma. Si impennano invece le polemiche sul costo della vita. Ieri, mentre l´Istat diffondeva i primi dati sulle città campione, è iniziata una sorta di tutti contro tutti sull´andamento dei prezzi: Confindustria che risponde ai sindacati sull´inflazione programmata, i consumatori che attaccano gli industriali, l´Istat e i commercianti, la Confesercenti che si difende e rilancia le accuse su società energetiche e compagnie di assicurazione. Prima di tutto i numeri. Secondo i primi dati delle città campione, in attesa delle rilevazioni preliminari previste per il 31, a luglio si resta fermi al 2,2% su base annua. Rispetto al mese scorso la crescita congiunturale si è attestata allo 0,2%. Tra le 12 città campione, quella che ha mostrato la variazione mensile più consistente è stata Bari con un +0,4%, seguita da Venezia e Palermo (+0,3%). Prezzi invariati, invece, sia a Firenze che a Perugia. Il calo del petrolio e della benzina non è riuscito dunque a frenare l’andamento generale: a fare da traino sono stati soprattutto i rincari delle voci abitazioni, tariffe elettriche e tariffe del gas da riscaldamento, che da sole hanno inciso dello 0,1% sul totale. Numeri che confermano le previsioni Isae che indicano un tasso medio d’inflazione per il 2002 al 2,3% e all’1,8% per il 2003, mentre il Dpef presentato dal Governo prevede per il 2002 un’inflazione all’1,7% e per il 2003 un’inflazione programmata dell’1,4%. Obiettivo invece «raggiungibile» per Gianpaolo Galli, capo economista del Centro studi di Confindustria, «a patto che ci sia la collaborazione di tutti». Chiaro il riferimento ai sindacati. Cgil, Cisl e Uil, questa volta compatti, hanno già fatto sapere che il «carovita» indicato dal governo nel Dpef non è realistico e che comunque non sarà, in sede di contrattazione, preso come parametro di riferimento. Per gli aumenti salariali, hanno detto, si ragiona a tassi più elevati. «Raggiungere l´1,4% – ha commentato ieri Galli – è possibile e auspicabile, ma tutto diventa più difficile se qualcuno afferma di non crederci e minaccia piattaforme contrattuali fuori linea». Confindustria ammette che a luglio «poteva esserci comunque un raffreddamento maggiore» ma «il dato delle città campione getta le basi perché si assista alla fine dell´anno ad un notevole ridimensionamento e ad agosto e settembre a un tasso zero». Il timore di Galli è che «In Italia a molti vada bene un´inflazione al 2,2% o intorno al 2% perché in linea con i parametri della Bce. Ma questo è un tetto massimo – fa notare l´economista – e bisogna lavora in maniera coesa per scendere sotto». Le associazioni dei consumatori invece non credono affatto all´obiettivo dell´1,4%. Per Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, che continuano nella loro battaglia contro le rilevazioni dell´Istat, si tratta di «previsioni irrealizzabili» e a questo punto «il bandolo della matassa per raggiungere i tassi programmati è nelle mani del Governo che deve avviare una riforma di servizi essenziali come Rc Auto e le tariffe legati all’ abitazione». In particolare l’intesa dei consumatori ritiene non più procrastinabile una vera rivoluzione delle assicurazioni per la responsabilità civile degli automobilisti che dal 1996, anno della liberalizzazione delle tariffe, hanno subito aumenti del 98%, mentre l’aumento 2002 rispetto al 2001 è del 13% circa. Mentre nel settore elettrico occorre accelerare la riforma del mercato con l’entrata in funzione dell’ Acquirente unico che ottenga, a fronte della liberalizzazione della produzione, le tariffe migliori per conto del consumatore finale. Contro società energetiche e assicurazioni si scaglia anche la Confesercenti: «Se non ci fossero stati questi balzi, saremmo già sotto il 2%». L´associazione dei commercianti però rinfaccia ai consumatori «accuse insensate sui rincari da euro che, come dimostrano, questi ultimi dati non ci sono stati». Anche per la Confcommercio gli obiettivi del Dpef comunque non saranno raggiungibili. «Per arrivare a quelle soglie – ne è convinta la Confcommercio – occorre rendere più concorrenziali alcuni mercati e riportare tutti i soggetti del mercato e in particolare l´operatore pubblico a comportamenti più virtuosi»
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Federico Monga