«L’inflazione reale è al 6,2%»

14/09/2004


            martedì 14 settembre 2004

            L’INTESACONSUMATORI: L’85% HA CAMBIATO IN PEGGIO LE ABITUDINI DI ACQUISTO
            «L’inflazione reale è al 6,2%»

            Luigi Grassia


            L’85% degli italiani negli ultimi tre anni ha cambiato stile di vita in peggio, per colpa del costante aumento annuo del costo della vita. È quanto emerge da un’indagine sul cambiamento dei consumi curata da Intesaconsumatori. Inoltre, nei primi sette mesi del 2004 il costo della vita sarebbe cresciuto del 6,2% cioè il triplo dell’inflazione rilevata dall’Istat.

            Le famiglie travolte dai rincari rinunciano a molte cose, e una delle prime voci a essere tagliata è quella dei consumi culturali: il 20% degli italiani dice di aver rinunciato nel 2004, rispetto alle abitudini del 2001, a fruire di cinema, libri, cd o giornali, mentre per i viaggi la percentuale delle rinunce sale al 30-35%. A questi si aggiungono i sacrifici nei consumi alimentari (-15%), dell’abbigliamento (-20%) e delle calzature (-40%).


            «Dati allarmanti – spiega Carlo Pileri, presidente dell’Adoc (una delle associazioni dell’Intesa) – soprattutto se si confrontano con le cifre riguardanti la spesa annua delle famiglie tra il 2003 e il 2004». Secondo Intesaconsumatori questa è cresciuta del 6,2%, soprattutto per la salute (+10,4%) e i trasporti (10,5%). Quanto agli alimentari, solo tra luglio e settembre 2004 l’Intesaconsumatori ha rilevato in alcuni grandi centri come Roma, Milano, Bari, Catania, Firenze, Latina e Aosta incrementi medi intorno al 4-6% per la grande distribuzione, con picchi anche del 13% a Bari, e del 3-4% per la piccola distribuzione, con picchi del 15% a Catania.


            «Non si riesce a capire la causa dell’aumento dei prezzi tra l’origine della filiera e il consumatore finale – spiega Stefano Masini della Coldiretti-. I dati di Ismea e Istat sono generici e non esaustivi. Ci vuole più chiarezza soprattutto se consideriamo che solo il 22% del prezzo al consumo va agli agricoltori, mentre il 51% finisce alla distribuzione. Bisogna adottare la doppia etichettatura», cioè con il prezzo all’origine e quello finale. Dello stesso avviso il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti: «C’è bisogno di controlli seri. Alemanno è stato molto attento agli interessi dei consumatori, ma deve arrivare ai fatti, controllando sulle speculazioni nelle filiere».