L’inflazione rallenta il passo ma il futuro è un’incognita

01/06/2010

Nel mese di maggio l’inflazione rallenta la sua corsa: l’incremento del costo della vita si è fermato all’ 1,4%, in calo rispetto all’1,5% di aprile. Uno scostamento minimo che però, visto il momento, si presta alle interpretazioni più disparate, da quelle che lo ritengono soltanto come una pausa in un trend ascensionale destinato a durare a lungo, alle tesi opposte, che prospettano l’inizio di una discesa dei prezzi che potrebbe portare persino alla temutissima deflazione, naturalmente a causa della crisi che è tornata a scuotere i Paesi del vecchio continente. Ed analoga difficoltà di valutazione è quella relativa ai dati diffusi ieri dall’Ocse, relativi all’andamento del prodotto interno lordo nel primo trimestre. La notizia, ragionando in ottica italiana, è che il Paese torna a crescere nel primo trimestre dell’anno. Infatti, dopo una contrazione dello 0,1% negli ultimi tre mesi del 2009, il Pil tra gennaio e marzo ha segnato un rialzo dello 0,5%. Un dato inferiore alla media dei Paesi Ocse ed anche a quella delle nazioni del G7 (+0,7%), ma superiore sia alla media Ue (+0,2%) che all’area Euro (+0,2%). Il problema è che si tratta di una rilevazione antecedente allo tsunami finanziario che ha investito prima la Grecia e poi l’intera Europa, i cui effetti si cominceranno a verificare a partire dalle prossime rilevazioni. Tornando all’inflazione, si tratta di un passo indietro dopo la risalita che nel mese precedente l’aveva portata ai livelli d’inizio 2009. Una frenata “primaverile” causata soprattutto dall’andamento dei prezzi nei servizi e nel comprato alimentare. E c’è da notare come per una volta il “termometro” dei prezzi nazionale si sia mosso in controtendenza. Sempre ieri, Eurostat ha infatti certificato che nel mese di maggio all’interno della zona Euro l’inflazione è cresciuta fino all’1,6% dal precedente 1,5%.
ECCEZIONE CARBURANTI
Sull’andamento dei prezzi italiani, come detto, hanno influito i servizi. In particolare, hanno “rallentato” i trasporti (-0,5% su mese, +3,4 su anno) con le tariffe aeree che hanno fatto registrare addirittura una flessione a doppia cifra (-10,7% su mese, +1,3% su anno). In discesa pure i prezzi dei prodotti della tavola (comprese le bevande alcoliche), che a maggio hanno confermato in modo ancor più deciso il calo segnato ad aprile, scendendo, a livello tendenziale, allo 0,3% dallo 0,1%. Nel dettaglio va sottolineato il calo sostanziale di latte (-1,9% su anno), verdure (-1,7%), pollame (-1,4%) e pasta (-1,3%). Purtroppo, fanno eccezione i carburanti: rispetto a maggio dello scorso anno la benzina è aumentata del 15,8% e il diesel del 17,1%. Confcommercio e Confesercenti hanno accolto positivamente la stima dell’Istat, che a loro giudizio evidenzia un orientamento alla stabilizzazione dei prezzi. Mentre la frenata dei prezzi non genera alcun sollievo fra i rappresentanti dei consumatori. «Con l’inflazione a questi livelli, le famiglie dovranno far fronte a maggiori spese pari a 420 euro annui», sostengono Adusbef e Federconsumatori. E anche gli agricoltori di Coldiretti manifestano disappunto: «La riduzione dei prezzi degli alimentari avrebbe dovuto essere ben più rilevante visto che nei campi le produzioni agricole sono ormai in piena deflazione».