L’inflazione non scende dal 2,7%

13/06/2003




      Venerdí 13 Giugno 2003
      Consuntivo Istat
      L’inflazione non scende dal 2,7%


      ROMA – L’inflazione, nonostante lo stabilizzarsi dei prezzi petroliferi su livelli tra i più contenuti degli ultimi anni, non sembra avere più la forza di scendere. I dati definitivi dell’Istat hanno infatti confermato le prime stime, accertando che in maggio i prezzi al consumo sono rimasti bloccati sul 2,7% su base annua, come si verifica ormai da tre mesi consecutivi.
      Una stazionarietà che non ha tratto beneficio da un incremento mensile dello 0,2% scaturito dai rincari che si sono abbattutti sui listini di alberghi e pubblici esercizi e sugli alimentari e le spese per la casa. Rincari dei quali neanche l’ennesima diminuzione che si è registrata per i trasporti, dovuta ovviamente al ribasso dei prezzi dei carburanti auto, è stata capace di annullare completamente gli effetti. Questo nonostante siano diminuite anche le spese per l’abitazione e che comunicazioni e istruzione non abbiano fatto segnare alcuna variazione. Fermo anche il tasso medio, che non si sposta dal 2,6% e rende sempre più difficile toccare il 2% a fine anno. Secondo quanto ha comunicato ieri l’Istat, in maggio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) si è portato a quota 121,8 (base 1995=100), con un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente. Una variazione abbastanza contenuta che tuttavia non è sufficiente ad intaccare la stabilità del tasso tendenziale annuo, che resta fissato sul 2,7%, come nei due mesi precedenti. Si blocca anche il tasso medio, che non si allontana dal 2,6% su cui si era attestato in aprile. Sempre in maggio, l’indice Foi (famiglie di operai e impiegati) è risultato pari a 120,9, facendo quindi registare un incremento mensile dello 0,2% (+2,6% però in questo caso il dato tendenziale).
      L’indice armonizzato Ue (costruito in maniera diversa dagli indici nazionali), infine, pur avendo incasellato una variazione mensile identica a quella dei due indici "nazionali" (+0,2%), su base annua si spinge fino al 2,9 per cento. L’inflazione insomma non appare intenzionata a mollare la presa, anche se la situazione dei prezzi del petrolio potrebbe aprire qualche spiraglio di un nuovo, modesto raffreddamento.
      Un raffreddamento che quasi sicuramente non si verificherà in giugno, se si ricorda che nel giugno dell’anno passato la variazione mensile dei prezzi si limitò allo 0,1% appena: sarebbe quindi sufficiente un aumento della stessa entità di quello che si è registrato in maggio per far tornare a salire il tasso annuo, che rischia quindi di riportarsi sul 2,8% già a partire da questo mese. Per saperne di più, bisognerà attendere le anticipazioni delle grandi città che arriveranno venerdì 20.
      In giugno l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività ha manifestato gli aumenti congiunturali più elevati per alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+0,5%), seguiti dagli alimentari e dalle spese per la casa (entrambi +0,4%). Sopra la media anche le spese per il tempo libero (+0,3%). Al contrario, sono in diminuzione l’abitazione (-0,2%) e i trasporti (un -0,1% chiaramente dovuto al ribasso della benzina). Fermi infine i prezzi per le comunicazioni e l’istruzione. Abbigliamento e spese per la salute salgono dello 0,2%, le bevande dello 0,1%. Sempre su base annua, la variazione più elevata si segnala a Napoli (che con il +3,6% è l’unica a superare il tetto del 3%). I rincari più moderati si verificano invece a Firenze (+1,8%), che invece è l’unico capoluogo capace di restare al di sotto del dueper cento.

      ELIO PAGNOTTA