L’inflazione mai così bassa Festeggia soltanto il governo

05/01/2010

Un avanzamento minimo. Uno scostamento quasi impercettibile che in altri tempi avrebbe generato la legittima soddisfazione dei consumatori. È l’inflazione del 2009, che ieri l’Istat ha ufficialmente fotografato in crescita di uno striminzito 0,8%. Un incremento che appare ancor più ridotto se si pensa che si tratta del dato più basso dell’ultimo mezzo secolo. Correva infatti il lontano 1959 quando l’indice nazionale dei prezzi al consumo segnò addirittura un -0,4%, l’ultimo caso di deflazione annua registrato nel Paese, allora in coincidenza con l’avvio del boom economico. Rispetto a 50 anni fa è davvero tutto cambiato. E, come detto, quella che fino a poco tempo fa sarebbe stata certamente una buona notizia, oggi rappresenta un dato che fa riflettere, da coniugare attentamente con il periodo di crisi. L’analisi che purtroppo non riesce a fare il governo, e che invece viene effettuata dalla Cgil e dalle associazioni dei consumatori.
LETTURA INSODDISFACENTE
«Il dato sull’inflazione 2009, ai minimi da 50 anni – ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola -, è una conferma della severità della crisi ma anche del fatto che il potere di acquisto dei cittadini non è stato penalizzato ed è anzi in molti casi aumentato». E con queste premesse non stupisce che l’uomo abbia poi definito il dato tendenziale dell’inflazione di dicembre,+1%soprattutto per la spinta dei rincari di tabacchi e trasporti, come «un indice di ripresa dei consumi e delle attività economiche». Di parere completamento le rappresentanze dei consumatori. Considerata la forte contrazione dei consumi che ha caratterizzato il 2009, «anche questa senza precedenti storici», ha sottolineato il Codacons, il tasso di inflazione «avrebbe dovuto essere addirittura negativo e non positivo». Mentre per Federconsumatori e Adusbef l’inflazione allo 0,8% comunque «equivale ad un’ulteriore aggravio di240 euro annui a famiglia, che ne decurta ulteriormente il potere di acquisto». Per Agostino Megale, segretario confederale della Cgil, il dato sull’inflazione rappresenta «un risultato prevedibile a cui corrisponde una crescita zero dei salari». Secondo il dirigente sindacale la bassa crescita dei prezzi al consumo «si registra nel pieno di una crisi che ha depresso l’economia e l’intero sistema produttivo, ma che va letto parallelamente al dato sulle retribuzioni di fatto che, secondo stime elaborate dal nostro istituto di ricerca Ires Cgil, cresceranno anch’esse dello 0,8%. Per i salari, quindi, nel 2009 di fatto non c’è stata crescita».
SOFFERENZE IN AUMENTO
Del resto, che ci sia ben poco da celebrare nell’anno appena archiviato lo ha confermato proprio ieri la Banca d’Italia. Da Via Nazionale, infatti, si parla di sempre più famiglie e imprese in sofferenza nel ripagare i prestiti. In particolare, secondo i dati che emergono dalla media dei quattro trimestri terminanti a settembre 2009, il flusso di nuove sofferenze in rapporto ai prestiti è aumentato e si conferma più elevato al Mezzogiorno (1,5% il tasso di decadimento) rispetto al Centro Nord (1,2%). Tornando alle rilevazioni Istat sul carovita, emerge che il 0,8% del 2009 segna una flessione di due punti e mezzo rispetto all’anno precedente, quando l’inflazione si attestò al 3,3%. Invece, per quanto attiene il rialzo tendenziale di dicembre, è il quinto consecutivo dopo l’azzeramento di luglio e sembra preannunciare ulteriori risalite dell’inflazione nel 2010 appena cominciato.