L’inflazione inchiodata all’ 1,9%

15/04/2005

    venerdì, 15 aprile 2005

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      L’inflazione inchiodata all’ 1,9%
      In calo gli italiani che percepiscono prezzi più alti

        VINCENZO CHIERCHIA

        L’inflazione a marzo è rimasta stabile all’1,9%,ma – avverte la Bce da Francoforte — l’Italia resta dopo Grecia e Spagna il Paese dove è più alta ( 51%) la quota di popolazione che percepisce un’inflazione maggiore della realtà effettiva, anche se il divario tra dinamica reale dei prezzi e percezione da parte delle famiglie si sta nettamente assottigliando. «L’aggiustamento al ribasso dell’inflazione percepita nell’area euro — prosegue la Bce — lascia spazio per ulteriori correzioni man mano che, col passare del tempo, aumenterà l’abitudine all’uso dell’euro».

        Da metà 2003 la Bce ha comunque rilevato una tendenza calante dell’inflazione percepita anche in Italia, dove il relativo indicatore è sceso da 67 nel 2003 a 51 nel 2004. Nel nostro Paese più della metà degli italiani ritiene che l’inflazione sia salita più di quanto non attestino le statistiche ufficiali, contro il 41% della media dell’area euro e il 67% dei greci, il 54% degli spagnoli, il 49% dei belgi, il 47% dei francesi e degli irlandesi, il 45% dei portoghesi, il 39% degli austriaci, il 37% degli olandesi e il 28% dei tedeschi; in netta controtendenza i finlandesi per i quali non c’è alcun allarme prezzi e anzi l’indice segna un 8 per cento.

        A marzo — rileva l’Istat — l’inflazione è rimasta ferma all’ 1,9 per cento. Ma avrebbe potuto essere ancora più contenuta. Il caro greggio ne ha bloccato la frenata. I prezzi nel mese sono rincarati dello 0,3% e il rialzo del petrolio si è fatto sentire: il comparto energetico in generale pesa per il 6% sull’indice incidendo sui capitoli trasporti e casa, e ha contribuito al dato finale per 4 decimi di punto, vale a dire che senza il caro greggio l’inflazione, a marzo, sarebbe scesa all’ 1,5 per cento. Il comparto trasporti ha infatti registrato un aumento dell’ 1% su base mensile e del 4,3% su base annua, la benzina è rincarata del 2,6% rispetto a febbraio e dell’ 8,5% su base annua, il gasolio è aumentato del 2,6% nel mese e del 18,9% a livello tendenziale. In tensione anche i biglietti aerei (+ 13,5% mensile e + 29% tendenziale) e i combustibili liquidi da riscaldamento (+ 3,9% e + 17,8%). Rincari anche per i servizi bancari (+ 0,8% e + 9,1%). In calo gli alimentari ( 0,2% tendenziale).

        Gli imprenditori del commercio sono preoccupati. « Il comparto energia sta facendo la parte del leone sia sulla produzione, sia sui consumi con aumenti che provocano una compressione dei margini compromettendo la sopravvivenza di molte imprese della distribuzione: la cinghia, oltre l’ultimo buco, non si può stringere » , ha denunciato il presidente della Confcommercio, Sergio Billè. « Stiamo diventando un’anomalia al contrario in Europa, perchè — ha osservato — il livello d’inflazione è ormai in linea se non addirittura più basso, e se noi lo depurassimo dal rincaro energetico saremmo un Paese assolutamente virtuoso » . Marco Venturi, presidente Confesercenti, ha sottolineato anche i pesanti rincari dei tabacchi.

        E da parte dei rappresentanti dei lavoratori arriva un pressante invito all’Esecutivo ad alleggerire il peso fiscale sui carburanti. « Se ci fosse un Governo attento dovrebbe intervenire sul costo della vita e sulla benzina » , ha detto il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, ricordando che sarebbe utile un intervento sulle accise della benzina e dei prodotti petroliferi.

        «Il fatto che l’inflazione resti stabile nonostante sia aumentato il petrolio , non è un segnale esaltante » , ha aggiunto il segretario generale della Cisl , Savino Pezzotta. « È un fenomeno — ha osservato — da analizzare con attenzione e da capire perchè al suo interno ci sono elementi di sofferenza ».

          Nuove contestazioni anche da parte dei consumatori. Adusbef e Federconsumatori osservano che « se l’aumento delle retribuzioni fosse pari al doppio dell’inflazione, non ci sarebbe il crollo dei consumi che invece c’è » . Adiconsum aggiunge che « l’indice dei prezzi rileva solo una parte degli aumenti che subiscono i consumatori; inspiegabile, ad esempio, il calo Istat nella comunicazione quando invece non risultano riduzioni delle tariffe elettriche ».