L’inflazione inchiodata al 2,7%

03/06/2003




            Sabato 31 Maggio 2003


            L’inflazione inchiodata al 2,7%

            Congiuntura – L’Istat corregge al rialzo le anticipazioni dalle città campione: a maggio la corsa dei prezzi non frena, +0,2% rispetto ad aprile


            MILANO – A sorpresa l’inflazione non frena a maggio, come lasciato intravvedere dalle anticipazioni provenienti dalle città campione, e resta sui livelli di aprile (2,7% tendenziale) in base alle prime stime ufficiali dell’Istat. La crescita mensile dei prezzi al consumo è stata stimata intorno allo 0,2 per cento. I dati definitivi saranno diffusi dal l’Istat di 12 giugno. Per quanto riguarda il capitolo trasporti va detto che il ritorno delle quotazioni del petrolio a livelli tra i più bassi degli ultimi anni, ha favorito i ribassi dei carburanti (secondo l’Up -2,4% la benzina in un mese) che si sono registrati negli ultimi mesi. In diminuzione anche l’abitazione. Ad accusare i rincari più sostenuti, in maggio sono stati i listini di alberghi, ristoranti e pubblici esercizi, saliti dello 0,5% (peraltro in occasione del lungo ponte festivo di Pasqua). Sostenuto anche l’aumento delle spese per la casa (+0,4%). Qualche tensione si avverte pure per i prezzi degli alimentari e per le spese per il tempo libero, con un ritocco dello 0,3% in entrambi i capitoli. In diminuzione, al contrario, i trasporti (un -0,1% che beneficia del rapido calo dei prezzi della benzina) e l’abitazione (-0,2%). Ferme le comunicazioni e le spese per l’istruzione. In media infine gli aumenti dell’abbigliamento, delle spese per la salute e di quelle varie, mentre bevande e tabacchi crescono dello 0,1% appena. Su base annua, e cioè rispetto al maggio 2002, i capitoli capaci di mettere a segno una diminuzione restano i soliti due, e cioè le comunicazioni (-0,6%) e le spese per la salute (-0,7%). Molto contenuti gli incrementi subiti dalle spese per il tempo libero (+1,6%). Assai sostenuta la crescita accusata dalle bevande (+9,2%), seguite a distanza dai pubblici esercizi (+4%), dall’abitazione (+3,8%), dalle spese varie (+3,7%), dall’abbigliamento (+3,2%) e dalle spese per l’istruzione (+3,1%). Sotto la media gli alimentari (+2,1%), le spese per la casa (+2,1%) e i trasporti (+2%). La «rigidità» dei prezzi dei servizi e dei prodotti industriali è «particolarmente preoccupante, in quanto contribuisce a mantenere l’inflazione al di sopra della media europea anche in assenza di spinte esogene» sottolinea l’Isae in una nota. L’Istituto conferma però che nei prossimi mesi l’indice sarà in calo per arrivare a un’inflazione pari al 2,5% nella media 2003 e al 2,1% nel 2004. Intanto i consumatori rilanciano le critiche al paniere Istat. Per il segretario generale Cisl, Savino Pezzotta, «sui prezzi occorrerebbe un maggior controllo e un miglior funzionamento delle authority per quanto riguarda le tariffe, soprattutto quello pubbliche, e in particolare quelle amministrate dalle realtà territoriali locali». Pierluigi Bersani, responsabile economico Ds, ha ricordato che «il differenziale con l’Europa aumenta mentre la crescita rimane ferma, le retribuzioni non tengono il ritmo, i consumi calano, la formazione di prezzi e tariffe non viene più nemmeno osservata, le liberalizzazioni si sono perse nel bosco, non ci sono più tavoli con le forze sociali». Per il viceministro al Commercio estero, Adolfo Urso, occorrono stimoli allo sviluppo.
            VINCENZO CHIERCHIA
            ELIO PAGNOTTA