L’inflazione frena in ottobre

14/11/2003



      Venerdí 14 Novembre 2003

      Economia


      L’inflazione frena in ottobre

      Imprese & mercati – I dati definitivi dell’Istat confermano il rallentamento al 2,6%: in calo tlc e benzina


      ROMA – È ufficiale: in ottobre l’inflazione – secondo l’Istat – ha messo a segno un colpo di freno. Il tasso tendenziale è calato al 2,6% dal 2,8% rilevato in agosto e settembre, ed è tornato ai livelli di febbraio. Su base mensile l’Istat ha registrato un incremento dello 0,1% appena dei prezzi al consumo, una tra le variazioni più contenute del 2003. Il risultato di ottobre è stato determinato dalle compensazioni tra i rincari di alcuni settori, come l’abbigliamento e gli alimentari, e le diminuzioni in altri, come le comunicazioni e i trasporti.
      Anche la completa stabilità delle spese per la casa ha esercitato un effetto calmiere. Fermo, per il quarto mese consecutivo, il tasso medio, al 2,7% mentre è ormai chiaro che risulta comunque acquisita un’inflazione media del 2,6 per cento.
      Il risultato di ottobre non ha soddisfatto i consumatori. Anzi, ha alimentato nuove roventi polemiche sulle rilevazioni. L’Intesa consumatori ha infatti annunciato di aver presentato alla Procura della Repubblica di Roma un nuovo esposto-denuncia contro l’Istat. Alla base della denuncia c’è il «capitolo dei farmaci che – spiega Elio Lannutti, presidente Adusbef, una delle quattro associazioni dell’Intesa – su base annua, secondo l’Istat sarebbe aumentato solo dello 0,6% contro un rincaro che, invece, lo stesso Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) del ministero della Salute, stima nello stesso periodo intorno al 16,4%». Insomma, l’Intesa consumatori rilancia l’allarme sul fatto che le famiglie subiscono una dinamica dei prezzi al consumo più alta in termini reali rispetto a quanto documentato dall’Istat, una critica condivisa anche dai sindacati. Intanto, in ottobre l’indice dei prezzi al consumo ha fatto registrare i rincari mensili più sostenuti per abbigliamento (+0,7% per i nuovi guardaroba invernali) e alimentari (+0,6% per l’effetto maltempo). Fermi i prezzi delle spese per la casa, sono in diminuzione quelli delle comunicazioni (-2,4% grazie ai ribassi della telefonia) e dei trasporti (-0,7% per il calo dei carburanti). Tutti gli altri capitoli viaggiano tra lo 0,3% (spese per il tempo libero) e lo 0,1% (spese per la salute e pubblici esercizi). Dello 0,2% sono saliti i prezzi delle bevande, dell’abitazione, dell’istruzione e delle spese varie. Dalle variazioni su base annua emergono comunque tensioni in molti settori: alimentazione +4,2%; bevande alcoliche e tabacchi +7,3%; abbigliamento +2,7%; abitazione, acqua, elettricità e combustibili +2,8%; spese per la casa +2,1%; spese per la salute +0,6%; trasporti +2%; comunicazioni -3,8%; ricreazione, spettacoli e cultura +1,5%; istruzione +1,9%; alberghi, ristoranti e pubblici esercizi +3,7%; altri beni e servizi +3,2 per cento. Sempre su base annua, la città coi prezzi in maggior tensione resta Napoli (+3,4%), l’unica al di sopra del 3 per cento. A ridosso si collocano, con un +2,9%, Torino e Campobasso. Il tasso annuo più contenuto è vantato invece da Aosta (+1,9%).

      ELIO PAGNOTTA