L’inflazione frena ancora: 2,4%

21/11/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Congiuntura – Prima stima su novembre: tasso tendenziale più «freddo» rispetto a ottobre (2,5%)

    L’inflazione frena ancora: 2,4%
    Gli arrotondamenti potrebbero accentuare la discesa fino al 2,3%
    MILANO – L’inflazione frena ancora a novembre. Secondo le anticipazioni diffuse ieri dalle dodici città campione, la variazione congiunturale si attesterebbe in media intorno allo 0,2% (ad ottobre +0,2%) con un tasso tendenziale annuo in discesa al 2,4 per cento (dal 2,5% del mese precedente); il gioco degli arrotondamenti potrebbe portare però il tasso annuo anche al 2,3% (come previsto nei giorni scorsi dagli analisti). Si tratta comunque del livello più basso dal mese di aprile dello scorso anno (2,3%): ossia le lancette dell’inflazione si avviano a tornare indietro di 19 mesi. Secondo molti si avvertono i contraccolpi della difficile situazione internazionale e della guerra in Medio Oriente. Affiorano anche gli effetti anticipatori del changeover lira/euro (nel caso degli alimentari) e dell’introduzione del divieto di vendite sottocosto che ha portato a rincari tra l’8% e il 10% tra i prodotti di largo consumo nella distribuzione moderna, come rileva Donato Berardi di Ref. «La decelerazione della dinamica dei prezzi, ancora lenta nei dati tendenziali, dovrebbe farsi più incisiva nei prossimi mesi» ribadisce l’Isae. La discesa dei prezzi al consumo a novembre è da imputare al calo dei prezzi dei carburanti mentre rimangono tensioni nelle comunicazioni e in alcuni servizi privati rileva ancora l’Isae. Per l’Istituto guidato da Fiorella Padoa Schioppa Kostoris «le prime valutazioni dei prezzi al consumo europei a novembre lasciano prevedere per quelli italiani una dinamica appena superiore alla media dell’area euro». Le associazioni del settore commerciale dal canto loro hanno rilanciato l’allarme consumi: il rallentamento dell’inflazione è un sintomo della difficile situazione economica in cui versa l’Italia. Per questo Confcommercio e Confesercenti chiedono al Governo l’adozione di specifiche misure a sostegno di famiglie e imprese, e per rilanciare i consumi. «Occorre cercare di contrastare in misura più incisiva la tendenza al ripiegamento produttivo – sottolinea una nota Confcommercio -. Oggi è necessario intervenire con le politiche monetarie e fiscali sia sul versante delle imprese sia su quello delle famiglie». Confcommercio ribadisce la necessità di «un alleggerimento del carico sulle famiglie in grado non solo di restituire capacità di spesa, ma anche di ridare fiducia». Confcommercio chiede inoltre all’Esecutivo di adottare provvedimenti «per un vero rilancio degli investimenti pubblici». Secondo Confesercenti «non bisogna abbassare la guardia rispetto al rischio di un calo più sostenuto e generalizzato dei consumi, che avrebbe preoccupanti effetti sull’economia». L’associazione presieduta da Marco Venturi ha quindi chiesto al Governo «interventi in grado di rilanciare la propensione alla spesa delle famiglie». E veniamo ai dati. Prezzi in flessione dello 0,2% su base mensile a Firenze, listini invariati a Venezia, Palermo e Perugia, rincari dello 0,1% a Napoli e Milano, dello 0,2% a Genova e Trieste e dello 0,3% a Bari, Torino e Bologna. Tra i capitoli di spesa con i maggiori rincari in evidenza "energia elettrica, acqua e gas" con aumenti mensili che hanno superato anche l’1% come nel caso di Bologna; in decisa controtendenza invece Perugia dove c’è stato un decremento dei prezzi su base mensile dell’1 per cento. Marcate le divergenze nel comparto dei pubblici esercizi (ristoranti e hotel). A Firenze ad esempio c’è stata una flessione congiunturale del 2,2%, a fronte di aumenti dello 0,4% a Bari e dello 0,5% a Milano. Abbastanza uniforme invece la flessione intorno allo 0,5% del capitolo trasporti, per effetto dei ribassi dei carburanti, anche se ci si attendevano flessioni di maggiore consistenza. «Il trend dell’inflazione è in frenata – commenta Donato Berardi di Ref – anche se è il calo del petrolio e delle materie prime a guidare questa discesa». Su base «core», al netto delle componenti volatili e dell’energia, infatti si stima un indice dei prezzi ancora intorno al 2,9 per cento. Ancona è la città con l’inflazione annua più alta: 3,2 per cento.
    Vincenzo Chierchia www.ilsole24ore.com/economia
    Mercoledí 21 Novembre 2001