L´inflazione frena al 2,6% ma i salari perdono terreno

01/07/2003

martedì 1 luglio 2003

 
 
Pagina 26 – Economia
 
 
I dati dell´Istat di giugno ribassano le stime delle città campione (2,7%)
L´inflazione frena al 2,6% ma i salari perdono terreno
Pezzotta: segno di crisi. Cgil: cala il potere di acquisto
        In 20 anni le retribuzioni sono scese dal 36,1 al 29,6% del Pil
        RICCARDO DE GENNARO
      ROMA – L´inflazione rallenta, nel mese di giugno, al 2,6 per cento, contro il 2,7 di maggio. Questo giova poco, tuttavia, al problema della perdita di potere d´acquisto delle retribuzioni medie, che – stando a uno studio dell´Ires-Cgil – dovrebbero cedere nel 2003 quasi un altro punto ai prezzi: le retribuzioni contrattuali lorde dovrebbero infatti crescere dell´1,6 per cento, a fronte di un´inflazione reale stimata a fine anno del 2,5 per cento.
      L´Istat, ieri, ha corretto al ribasso le stime tratte dalle città campione, che parlavano di un´inflazione tendenziale del 2,7 per cento anche per il mese scorso. L´aumento mensile dei prezzi sarebbero vicino allo zero (il dato attende comunque la verifica del 15 luglio prossimo). I settori più inflazionistici sono quelli delle bevande e dei tabacchi, dove il tasso d´inflazione si è spinto fino all´8,1 per cento, alberghi, bar e ristoranti, che nel periodo giugno 2002-giugno 2003 hanno aumentato i prezzi del 4,1 per cento, e il capitolo casa (acqua, elettricità e combustibili compresi), che registra un´inflazione del 3,7 per cento. I prezzi scendono soltanto alla voce «comunicazioni»: una diminuzione nei dodici mesi considerati del 2,6 per cento.
      Il rallentamento dell´inflazione non incide tuttavia sull´apertura della forbice tra inflazione reale e andamento delle retribuzioni. In uno studio dell´Ires-Cgil («La politica dei redditi negli anni Novanta», presentato ieri), si legge che nel 2003 la forbice toccherà il suo massimo: lo 0,9 appunto. A partire dall´accordo sulla politica dei redditi, nel luglio ’93, che diede luogo alla «concertazione», le retribuzioni dei lavoratori dipendenti hanno perso in media 0,4 punti all´anno (le retribuzioni sono aumentate in media del 2,7, a fronte di un´inflazione media annua del 3,1). Non solo: negli ultimi vent´anni il peso delle retribuzioni sul prodotto interno lordo è sceso dal 36,1 al 29,6 per cento. Nello stesso periodo sono rimaste invece allo stesso livello sia la quota dei redditi da lavoro autonomo, sia quella dei profitti, intorno al 32 per cento.
      «Alla favola dell´inflazione in discesa non crede più nessuno», dicono le associazioni dei consumatori. «Malgrado l´euro forte e l´effetto del rallentamento dell´economia abbiamo un´inflazione parecchio al di sopra della media europea», dice il leader della Cgil, Guglielmo Epifani. Nel mese di giugno, l´inflazione nei Paesi dell´euro è stata infatti del 2,0 per cento, dice l´Eurostat, contro l´1,9 di maggio. «Il calo non è virtuoso, dimostra semmai che la situazione economica è difficile, la gente non spende», aggiunge il segretario della Cisl, Savino Pezzotta. Il direttore della Confindustria, Stefano Parisi, parla invece di «segnale positivo: ci sono le condizioni perché l´inflazione scenda ancora». Il ministro Antonio Marzano giura: «Scenderà ulteriormente nell´anno».