L´inflazione del 2009 cala allo 0,8% da mezzo secolo non era così bassa

05/01/2010

Era da mezzo secolo che non si registrava un´inflazione così bassa. Secondo le stime dell´Istat, infatti, nel 2009 i prezzi sono cresciuti di un modestissimo 0,8%. Bisogna tornare al ‘59, all´epoca in cui tutti guardavano Mike Bongiorno in Tv per «Lascia o Raddoppia», Aldo Moro diventava segretario della Dc, il Milan vinceva il settimo scudetto e Fidel Castro entrava da trionfatore all´Avana, per trovare un valore inferiore. Allora, alla vigilia del boom economico, l´indice nazionale dei prezzi al consumo risultò addirittura negativo segnando un -0,4%. Fu l´ultimo caso di deflazione annua registrato nel Paese che avrebbe presto cambiato volto con l´esplodere della motorizzazione di massa.
Oggi, in piena crisi, la situazione appare ben diversa. Intanto a dicembre si nota una nuova fiammata inflattiva (+1%) trainata da rincari di tabacchi e trasporti mentre l´Isae invita a non abbassare la guardia: «All´inizio del 2010 la dinamica dei prezzi potrebbe registrare nuovi aumenti». A trascinarli potrebbero essere gli aumenti stabiliti per gennaio come il rincaro (+1,4%) del canone Rai e quello delle tariffe del gas (+2.8%) senza dimenticare il rincaro dei pedaggi autostradali.
Se impugniamo la lente d´ingrandimento dell´Istat osserviamo che gli aumenti congiunturali più significativi si sono avuti per le bevande alcoliche e i tabacchi (1,8 per cento), ricreazione, spettacoli e cultura (0,7 per cento) e trasporti (0,5 per cento). I prezzi sono rimasti invariati per i prodotti alimentari, le bevande analcoliche e l´istruzione. Variazioni negative, invece, per comunicazioni (-0,4 per cento), abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,3 per cento) e servizi ricettivi e di ristorazione (-0,1 per cento).
Mai così bassa negli ultimi 50 anni, dunque. E nettamente inferiore al 2008 quando l´inflazione si attestò al 3,3%. Esulta il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola: «Il potere d´acquisto dei cittadini non è stato penalizzato dalla crisi e, anzi, in molti casi è aumentato». Secondo il ministro, inoltre, il dato tendenziale di dicembre, quell´1% in più che suscita qualche apprensione va ben interpretato: «E´ un indice di ripresa dei consumi e delle attività economiche». Poi sottolinea l´importanza di effettuare «controlli sui prezzi per evitare effetti speculativi soprattutto sui prodotti di largo consumo».
L´ottimismo del ministro non è condiviso dalla Cgil. Per il segretario confederale Agostino Megale si tratta di un «un risultato prevedibile a cui corrisponde una crescita zero dei salari». Quindi precisa che il calo dei prezzi «si registra nel pieno di una crisi che ha depresso l´economia e l´intero sistema produttivo». Quanto ai salari «secondo stime elaborate dal nostro istituto di ricerca Ires Cgil, cresceranno anch´essi dello 0,8%; dunque siamo a crescita a zero». Pollice verso anche da Adusbef e Federconsumatori. Le due associazioni dei consumatori ricordano «che l´attestarsi dell´inflazione allo 0,8% equivale ad un´ulteriore aggravio di 240 euro annui a famiglia». Scettica l´Adoc, un associazione dei consumatori che giudica lo 0,8% «un dato non verosimile: i rincari sono stati maggiori».