L’inflazione corre verso il 3%

26/01/2001

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Venerdì 26 Gennaio 2001
italia – economia
—pag—9

A gennaio l’aumento dei prezzi nelle città campione supera lo 0,4% e fa schizzare il tasso tendenziale L’inflazione corre verso il 3%. È il dato più alto da ottobre ’96 nonostante la discesa dei carburanti Pesa anche l’effetto Superenalotto

MILANO A sorpresa l’inflazione accelera la marcia a gennaio. Gli analisti si attendevano una crescita mensile intorno allo 0,2% dei prezzi al consumo e un tasso tendenziale stabile intorno al 2,7 per cento. Invece, in base alle rilevazioni delle città campione (esclusa Torino che diffonderà oggi i dati) si profila una crescita mensile addirittura superiore allo 0,4% (+0,422%) su base mensile. Un incremento che, se arrotondato allo 0,5% (in base ai dati complessivi), vedrebbe schizzare il tasso tendenziale di inflazione verso il 3%, il dato più alto dal mese di ottobre ’96. L’Istat fornirà la stima nazionale provvisoria il 2 febbraio e quella definitiva il giorno 23. Attualmente la stima del tasso tendenziale oscilla tra il 2,9 e il 3 per cento.

A determinare il risultato di gennaio sono stati soprattutto i rincari dei prodotti alimentari, sull’onda dell’effetto mucca pazza, che ha determinato pesanti impennate del pesce e delle carni alternative a quella bovina (pollame e suini). A ciò si è aggiunta una raffica di rincari delle tariffe.

Tra le città campione che hanno reso noti ieri i dati, quella che ha registrato il maggior incremento mensile dei prezzi al consumo è stata Firenze, con un +0,6%, seguita da Genova, Napoli, Bologna e Ancona (+0,5%). A Brescia, Milano, Palermo, Perugia i prezzi sono aumentati dello 0,4 per cento. L’incremento tendenziale più elevato è stato rilevato a Bari, dove i prezzi segnano una crescita del 3,8 per cento.

Per quanto riguarda invece i vari capitoli di prodotti, gli alimentari hanno registrato generalmente incrementi compresi fra lo 0,5% e l’1%, con punte a Genova (+1,2%) e Napoli (+1,3%).

Significativi anche i risultati registrati nel capitolo dei trasporti. L’indice mensile ha mostrato nella maggior parte dei casi una variazione negativa, e ciò è determinato soprattutto dal calo dei prezzi dei carburanti. Ma flessioni anche molto consistenti, arrivate a sfiorare l’1%, non sono state sufficienti a controbilanciare le tensioni degli altri comparti. In tutte le città campione spiccano consistenti incrementi dei trasporti urbani, di quelli ferroviari oltre che dei pedaggi autostradali (+2,5%) e dei biglietti aerei.

In rialzo anche il settore sanità per l’aumento di alcuni medicinali, ma soprattutto hanno pesato in molte città il capitolo intrattenimento e cultura — che ha risentito degli aumenti dei cosiddetti concorsi pronostici (tra cui il Superenalotto) e del canone tv — e il settore dei pubblici esercizi. In rialzo anche i prezzi delle comunicazioni (su cui hanno inciso gli aumenti dei servizi postali). Sensibili anche i rincari di elettricità, gas per riscaldamento e, in alcune città, delle tariffe dell’acqua, mentre ha pesato ovunque il capitolo abitazione per via della scadenza trimestrale della valutazione degli affitti.

Eccetto Trieste e Ancona, dove il tasso tendenziale è sceso rispettivamente al 3,3% e 2,8% dal 3,4% e 3,5% di dicembre, i prezzi su base annua hanno registrato ovunque impennate. Il livello più alto dei prezzi si è registrato nella città di Bari dove l’inflazione è salita al 3,8% dal 3,6%, seguita da Venezia, al 3,4% dal 3,3%, Bologna passata al 3,1% da 2,8% e Firenze a 2,7% da 2,5 per cento. Mentre la crescita dei prezzi più contenuta è stata rilevata a Napoli (2,3%).

—firma—Vincenzo Chierchia