L’inflazione allontana l’Italia dalla Ue

12/12/2002


              12 dicembre 2002



              L’inflazione allontana l’Italia dalla Ue

              Competitività – Allarme del Centro studi Confindustria: negli ultimi mesi la forbice dei prezzi rispetto all’Europa è arrivata a 0,7%


              ROMA – L’inflazione italiana torna a correre più velocemente di quella europea, trainata da una spinta dei prezzi al consumo che spesso non trova giustificazioni, e da una "percezione" dell’inflazione superiore alla sua crescita reale ma che poi finisce essa stessa per alimentare il fenomeno. Problema grave, avverte la Confindustria: la perdita di competitività è così inevitabile. Contromosse? Urgenti, anche se relativamente agevoli. La pressione dei fattori esterni (prezzi internazionali della materie prime, bolletta energetica) non è particolarmente allarmante. Ma per correggere lo scenario la terapia non può che muoversi lungo due direttrici: da una parte l’accelerazione dei processi di liberalizzazione per incentivare la concorrenza nei settori economici fondamentali, dall’altra la politica dei redditi secondo le linee di fondo già indicate nel grande accordo del ’93. Gianpaolo Galli, direttore del Centro studi della Confindustria, in un’audizione parlamentare, avverte: la nuova accelerazione dell’inflazione rispetto ai partner europei c’è, e se non prontamente corretta è destinata a incidere ulteriormente sulla capacità competitiva delle imprese italiane, che già stanno perdendo quota sui mercati internazionali. Nello scorso biennio la situazione si mostrava più che confortante, con un un tasso di inflazione allineato se non al di sotto della media europea. Ma quest’anno – spiega Galli – il divario con gli altri paesi dell’Unione europea è andato progressivamente ampliandosi, fino a raggiungere lo 0,7%. Un divario significativo se confrontiamo la nostra dinamica inflazionistica con quella della Germania (1% a novembre) e della Francia (1,5%). Ora la sfida, non certo impossibile. Le prospettive sono infatti «in astratto buone», perché, i prezzi alla produzione sono bassi. Tuttavia «cruciale» sarà il rinnovo dei contratti di lavoro, avverte Galli mostrando gli ultimi indicatori sulla dinamica del costo del lavoro (in crescita) in rapporto alla produttività (che è tornata a flettersi), spingendo di nuovo all’insù il costo del lavoro per unità prodotto (Clup). La vera questione – incalza Galli – è «se si vorranno lasciare in vita o meno le regole dell’accordo del luglio ’93. E se è vero che in questa fase le spinte inflazionistiche sono tutto sommato ridimensionabili con relativa facilità, è anche vero che senza una rapida correzione il cammino dell’inflazione tende (esperienza insegna) ad autoalimentarsi e a consolidarsi. Emblematico, a questo proposito, lo scostamento tra l’inflazione reale misurata dall’Istat (veritiera – secondo Galli – in quanto l’istituto «utilizza nelle sue elaborazioni criteri scientifici concordati in sede internazionale») e quella percepita dalla popolazione, complice l’effetto euro che ha provocato trasferimenti a volte "allegri" sui prezzi più visibili al consumatore, come alcuni prodotti alimentari. La «confusione monetaria» provocata dal changeover, con conseguente «corsa all’arrotondamento» dovrebbe comunque rientrare definitivamente – pronostica Galli – nei prossimi mesi. Rimediando così all’evidente contrazione dei consumi e degli investimenti che si è nel frattempo registrata, in evidente contrasto con le politiche professate dal Governo in carica, che vedono proprio nel rilancio dei consumi uno dei fattori in grado di dare nuovo impulso allo sviluppo del Paese.
              F.RE.