Linea dura a Termini Imerese Fiat sospende tutti i lavoratori

28/01/2010

La Fiat non ha atteso l’incontro che domani si terrà a Palazzo Chigi. Poteva essere quella la sede per comunicare a governo e sindacati il fermo impianti per due settimane e la cassa integrazione per 30mila dipendenti in tutto il paese. Invece no. Il Lingotto ha giocato d’anticipo calando una carta di quelle che pesano, condizionando tutta la trattativa con l’obiettivo di ottenere più incentivi alla rottamazione perché senza – dice – le auto non si vendono. Ma c’è un’altra decisione presa a Torino: è la sospensione dal lavoro, a tempo indeterminato, di tutti i dipendenti di Termini Imerese che ieri mattina hanno trovato i cancelli chiusi.
LA LINEA DURA
La linea dura è la risposta della Fiat alle proteste dei lavoratori della Delivery Mail, la ditta che faceva le pulizie per Fiat ma che, a incarico non rinnovato, ha licenziato i 18 dipendenti.
In 13 sono saliti sul tetto di un capannone, mentre i familiari con altri operai dell’indotto bloccavano il passaggio delle merci. Di qui la decisione di Fiat di sospendere la Produzione contenuta in un telegramma inviato ai sindacati e alle autorità cittadine. «Per noi sono in cassa integrazione – afferma Roberto Mastrosimone, della Fiom-Cgil -. La sospensione dei lavori è un fatto gravissimo. Non ci sono precedenti: i dipendenti erano pronti a lavorare, ma l’azienda ora potrebbe non pagarli. Attendiamo a questo punto l’incontro al ministero ». «Si vuol far calare il sipario sullo stabilimento. Lo si vuole spegnere lentamente ma inesorabilmente», dice il sindaco di Termini Salvatore Burrafato.
LA «DROGA» E IL «RICATTO»
Sono 1350 i dipendenti diretti, 600 dell’indotto. La situazione, difficile in tutto il gruppo qui diventa drammatica per l’assenza di prospettive. «L’azienda non può sostenere che assemblare auto a Termini costa troppo dal punto di vista logistico e quindi la chiudo», afferma il leader della Uil Luigi Angeletti, «piuttosto dica cosa vuole fare per mantenere la produzione».
Se parlerà domani a Palazzo Chigi, ma intanto ci si arriva in un clima avvelenato dalla decisione di mettere in «cassa» tutti gli stabilimenti, decisione che Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, definisce «un ricatto ». Susanna Camusso, della segreteria Cgil, torna a chiedere che si discuta un piano industriale. Anche il governo si indigna moltissimo, peccato che quando poteva, cioè al momento della concessione degli incentivi per la rottamazione non abbia posto come condizione il mantenimento dell’occupazione e della produzione in Italia. La Cgil, che lo chiedeva, ora lo ricorda. Dall’inizio, ricorda Camusso, «avevamo detto che politiche di incentivi “drogano la domanda”,ma non determinano un’effettiva ripresa. Il tema vero sulla produzione delle auto deve, invece, riguardare l’innovazione, le nuove alimentazioni e la sostenibilità». Con il mantenimento della produzione in Italia sono per la Cgil i vincoli per un’eventuale politica di incentivi. Il 3 febbraio, intanto, si sciopera unitariamente per quattro ore in tutto il gruppo Fiat