L’industria non esce dalla recessione

15/05/2003

              giovedì 15 maggio 2003

              L’industria non esce dalla recessione
              La produzione cala dell’1% in tre mesi. Epifani: dati catastrofici. Il governo è sorpreso

              Bianca Di Giovanni
              ROMA Produzione industriale in calo a marzo per il quarto mese consecutivo. Rispetto a febbraio il dato Istat segna un – 0,4% , mentre rispetto ad un anno fa si arriva a un – 0,7%. Nel primo trimestre si è perso complesssivamente un punto percentuale.
              L’analisi per settore di attività evidenzia veri e propri crolli, nel manifatturiero (-11,9%) e nei mezzi di trasporto (-8,6%). I beni di consumo diminuiscono dell’1,4% in 12 mesi, con perdite del 9,6% dei beni durevoli. Insomma, è la fotografia di un’economia ferma. Tanto che molti analisti si aspettano per oggi un’indicazione di Pil prossima allo 0, massimo +0,1%. «Berlusconi sa benissimo che siamo
              in recessione industriale da due anni – commenta a caldo Pier Luigi
              Bersani, responsabile economico dei ds – Sarebbe meglio che invece di chiacchierare si occupasse dei problemi veri che abbiamo di fronte. Io non sono indignato per le sparate di Berlusconi che ha sempre bisogno di vedere nemici ovunque, giudici, comunisti e quant’ altro, ma sono invece indignato perché non c’ è mai posto per discutere dei problemi del paese, occupazione, inflazione, prezzi, pensioni».
              Sulla stessa linea la reazione di Enrico Letta (Margherita), che considera il calo «un pessimo segnale, perché non solo non c’è stato il miracolo, ma anche la normalità si deteriora progressivamente».
              Il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, che pochi giorni fa aveva chiesto al governo interventi in favore dei consumi, parla oggi di «mercato costretto a camminare con le stampelle» e torna a chiedere
              misure di contrasto.
              Sul fronte sindacale cresce l’allarme. Guglielmo Epifani definisce i dati «catastrofici» (a proposito di chi aveva accusato la Cgil di catastrofismo) e paventa «il rischio che aumenti la precarietà del
              lavoro». Anche Luigi Angeletti (Uil) pensa al lavoro ed al rischio – molto reale – che con il calo dell’industria aumenti la disoccupazione.
              Silenzio assordante sul fronte della maggioranza.
              Solo il sottosegretario all’Economia Vito Tanzi rivela segnali di pessimismo: i dati sono peggiori delle attese. Morbido il commento
              di Confindustria. «Nei mesi scorsi una marcata incertezza ha inciso
              sui consumi e sui dati della produzione – dichiara il vicepresidente Nicola Tognana – l’auspicio è che ci sia una ripresa a fine anno o a inizio 2004».
              Già in aprile l’Isae prevede un’inversione di tendenza, con una
              crescita della produzione dello 0,9%. È la salvezza? Non si direbbe, visto che anche quel dato è stato rivisto al ribasso: in origine era previsto un +1,2%. A maggio, secondo l’istituto che produce stime economiche, il segno resterebbe positivo, ma con un timido +0,3%. Solo a giugno si arriverebbe ad un +1%.
              Sicuramente sui dati dei primi tre mesi pesa la guerra in Iraq, ma un
              segno negativo che si protrae per lungo tempo segnala una debolezza di fondo, da riscontrare soprattutto nella debole domanda interna.
              Con il super-euro, non si potrà puntare molto sull’export (tant’è che pagano lo scotto l’abbigliamento, le calzature e l’auto). Dunque, o riprende il mercato interno, o sarà ancora recessione.