L’industria del turismo al tappeto

27/09/2001

Il Sole 24 ORE.com







    Mercati sotto shock – Agenzie di viaggio e tour operator chiedono lo stato di crisi: Cig e oneri sociali fiscalizzati

    L’industria del turismo al tappeto
    Il giro d’affari «perde» 25 miliardi al giorno – Cinquemila posti di lavoro a rischio
    MILANO – Stato di crisi, cassa integrazione, agevolazioni fiscali. A quindici giorni dagli attentati negli Usa, il mondo del turismo scopre le carte e – dopo i primi allarmi quasi controvoglia, per non aggiungere panico al panico – alza le mani: l’intero settore è entrato in una crisi «violentissima e senza precedenti» e ha bisogno di un salvagente per restare a galla. Le associazioni di categoria erano già andate nei giorni scorsi dal ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano, per cercare di portare a casa qualche intervento. Ma forse la prospettiva di un intervento dai tempi insostenibilmente lunghi ha spinto ieri i rappresentanti di agenzie di viaggio e tour operator a tornare all’attacco con una lettera inviata sì a Marzano, ma anche al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. E sempre ieri anche la Confindustria, in un incontro sulla legge finanziaria al ministero del Tesoro, ha ribadito la necessità di «affrontare subito, in raccordo con l’Unione europea, la crisi delle aziende turistiche». «Non solo il turismo delle vacanze è completamente fermo, ma anche quello d’affari», scrivono le varie associazioni di Confindustria, Confcommercio e Confesercenti che rappresentano agenzie di viaggio e tour operator, per una volta uniti, chiedendo «provvedimenti straordinari di immediata adozione per salvaguardare alcune migliaia di posti di lavoro». La lettera non fa cifre, ma dietro le quinte si parla di 5/6mila persone a rischio. Le due categorie rappresentano 6.500 imprese con 8.500 punti vendita e 35mila addetti, con un volume d’affari annuo di 25mila miliardi di lire. Molte imprese piccole, bassi margini (la lettera parla di un margine operativo lordo del l’1,6% sul fatturato) ed elevata intensità di lavoro. Un cocktail micidiale per chi sta fronteggiando un calo di fatturato di 25 miliardi al giorno, tanto più che uno strumento di flessibilità come la cassa integrazione è prevista solo per aziende con oltre 50 dipendenti (e tra l’altro queste due categorie sono le sole a poterne usufruire, visto che per esempio gli alberghi ne sono totalmente esclusi). D’altra parte – sottolinea un addetto ai lavori – «non c’è nessuna volontà di licenziare, perché il personale è il nostro capitale». Ecco quindi la richiesta di dichiarare lo stato di crisi e di adottare immediatamente una serie di provvedimenti: la fiscalizzazione degli oneri sociali almeno fino al 30 aprile 2002 (misura su cui è necessario il via libera di Bruxelles); un plafond di 250 miliardi per la Cassa integrazione straordinaria, da estendere fino al 31 dicembre 2002 anche alle aziende con meno di 50 dipendenti; attivazione e/o estensione degli ammortizzatori sociali; riduzione dal 20% al 10% dell’Iva. Ma se questi sono i provvedimenti da prendere immediatamente, le organizzazioni di settore sottopongono a Berlusconi e Marzano anche un secondo pacchetto – non necessariamente immediato – che comprende: crediti di esercizio straordinario, agevolazioni fiscali sotto forma di crediti d’imposta, differimento dei termini per pagare imposte e contributi. Intanto, si registra la volontà di intervenire da parte di alcune amministrazioni locali. «La Regione Toscana è pronta a sostenere il comparto turistico in questo momento delicatissimo», ha detto ieri l’assessore Susanna Cenni (è di ieri la notizia che il 75% degli americani previsti per l’autunno a Firenze e dintorni ha deciso di restarsene a casa). Il 2 ottobre invece si terrà a Milano un incontro degli operatori con Formigoni per valutare i possibili interventi della Regione Lombardia. Martino Cavalli
    Giovedí 27 Settembre 2001
 
   
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