L´indotto di Termini Imerese sbarra i cancelli e la fabbrica si ferma “sine die”

28/01/2010

Un secco telegramma per confermare la sospensione dell´attività a tempo indeterminato. Niente cassa integrazione per i 1.350 lavoratori dello stabilimento Fiat, almeno fino a quando non verrà consentito l´ingresso dei materiali e delle componenti nei camion bloccati da 48 ore nel piazzale dello stabilimento dalla protesta dei familiari dei tredici operai dell´azienda dell´indotto "Delivery" che ha già mandato lettere di licenziamento a far data dal primo febbraio.
«Perdurando questa impossibilità di svolgere l´attività, l´azienda è costretta a sospendere dal lavoro tutto il personale dello stabilimento, fatto salvo quello strettamente necessario per questioni tecniche e organizzative di presidio degli impianti. Tale provvedimento sarà revocato non appena si avranno garanzie certe dello scioglimento del blocco e del ripristino delle condizioni di normalità e sicurezza, compreso l´allontanamento dallo stabilimento delle persone che in questo momento, illegalmente e arbitrariamente, ivi stazionano».
Una posizione che ha alzato ulteriormente la tensione e che rischia di scatenare una guerra tra poveri nonostante le reciproche affermazioni di solidarietà tra i lavoratori della Fiat e quelli delle altre aziende dell´indotto che hanno già perso il lavoro, come i tredici della "Delivery" che, nonostante il tempo pessimo, da più di una settimana resistono sul tetto dello stabilimento mentre le loro donne e i loro figli bloccano i cancelli della Fiat.
«Un fatto gravissimo, una decisione presa unilateralmente, senza alcuna comunicazione preventiva ai sindacati e senza motivazione plausibile. Così i lavoratori non avranno la paga giornaliera e nemmeno la cassa integrazione», accusa il segretario della Fiom Cgil Roberto Mastrosimone che sottolinea come le tute blu non siano responsabili del blocco merci e chiede all´azienda di chiedere la cassa integrazione per i giorni di sospensione dell´attività».
Ma davanti alla protesta dura, Fiat intende andare al braccio di ferro e alle autorità annuncia l´intenzione di voler intraprendere «azioni legali, civili e penali per tutelare i propri diritti e interessi».