L’indennità di disoccupazione salirà a un anno

05/07/2002

5 luglio 2002



IL PIANO/ Dall’esecutivo un pacchetto di proposte: «Un patto per l’Italia»

L’indennità di disoccupazione salirà a un anno


Un taglio di imposte alle imprese di due punti e maggiori investimenti nel Mezzogiorno per favorire l’occupazione

      ROMA – Sono appena passate le cinque del pomeriggio quando Gianni Letta fa un gesto verso un giovane presente nella sala delle trattative. «Venga qui. Esca per una volta dall’anonimato!», scherza il sottosegretario alla presidenza. Visibilmente emozionato, Paolo Reboani si siede accanto al sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, apre il suo computer portatile e comincia a scrivere. Insieme a Natale Forlani, Carlo Dell’Aringa e Paolo Sestito, Reboani ha fatto parte del gruppo di lavoro coordinato dallo stesso Sacconi e da Marco Biagi, il giuslavorista bolognese assassinato dalle Brigate rosse il 19 marzo, che ha materialmente steso il famoso Libro bianco sul mercato del lavoro. E non a caso Letta gli ha chiesto, nell’occasione, di assumere il ruolo dello sherpa: raccogliere tutte le richieste di modifiche delle parti sociali alle proposte dell’esecutivo. In mattinata il governo aveva presentato ai sindacati e alle organizzazioni imprenditoriali un documento molto sintetico, che sotto il titolo «Patto per l’Italia» porta la scritta: «Contratto per il lavoro. Intesa per la competitività e l’inclusione sociale».
      Il primo dei tre capitoli è sulla politica dei redditi e significativamente ricorda il protocollo «del 23 luglio 1993», cioè l’accordo che insieme a quello dell’anno precedente spianò la strada alla concertazione. In questo contesto il governo conferma la riduzione dell’Irpef ai redditi medio-bassi, offrendo sgravi complessivi per 5 miliardi di euro già per il prossimo anno, impegnandosi anche a ridurre di due punti l’Irpeg per le aziende. Il documento aggiunge che sarà tenuta «in debita considerazione la condizione familiare del contribuente attraverso un accrescimento delle deduzioni, e quindi della soglia esente, nonché la loro rimodulazione in base alla numerosità dei carichi di famiglia». Ma nemmeno il viceministro dell’Economia Mario Baldassarri, che ci ha provato con grande applicazione, è riuscito a convincere il vicesegretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, unico rappresentante di quel sindacato, che l’obiettivo può essere raggiunto. Nel secondo capitolo viene quindi illustrata la strategia sugli ammortizzatori sociali. L’indennità di disoccupazione sarà portata dagli attuali sei mesi a un anno e l’importo iniziale verrà adeguato dal 40% al 60% dell’ultima retribuzione. Dopo il primo semestre scenderà tuttavia al 40% per calare quindi al 30% negli ultimi tre mesi. Per percepire l’indennità sarà obbligatorio seguire un percorso formativo. L’intervento sugli ammortizzatori sociali è a fronte della sospensione sperimentale per tre anni delle garanzie previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (norma che impone alle imprese con più di 15 dipendenti il reintegro in azienda dei lavoratori ingiustamente licenziati), che verranno sostituite da un equo indennizzo.
      Nel terzo capitolo il «Patto per l’Italia» fissa l’obiettivo per il Mezzogiorno di una crescita economica «stabilmente» superiore a quella dell’Unione europea, che dovrà portare il tasso di occupazione al 60% circa entro il 2006, anno della scadenza naturale di questa legislatura. La spesa in conto capitale destinata al Sud dovrà essere mediamente pari al 45% del totale nel periodo 2002/2008 mentre la quota di risorse ordinarie per gli investimenti nelle regioni meridionali non sarà inferiore al 30% della spesa del settore pubblico «allargato». Oltre all’impegno di un programma, affidato a Sviluppo Italia, per l’attrazione di investimenti, il governo promette di rendere cumulabili la Tremonti bis con il credito d’imposta. Il documento prevede quindi una serie di interventi per migliorare la situazione infrastrutturale del Mezzogiorno, a cominciare da reti idriche e autostrade (Salerno-Reggio Calabria, Messina-Palermo e Catania-Siracusa-Gela). La parte sul Mezzogiorno è l’unica sulla quale Epifani ha dato un giudizio non negativo. Ed è stata forse questa l’unica sorpresa.
      Rispettate tutte le altre attese. E anche i piccoli gesti scaramantici. Come quello del segretario della Cisl, Savino Pezzotta, che si è portato dietro un libro per ammazzare il tempo nelle pause della trattativa. Titolo, appunto: «Ammazzando il tempo». Autore, l’epistemologo austriaco Paul Feyerabend, la cui più grande aspirazione è sempre stata la pensione. Infatti il protagonista chiede a un bambino: «che cosa vuoi fare da grande?». E si sente rispondere: «Andare in pensione». Se ci sarà, il round sulla previdenza sarà ancora più duro di quello sull’articolo 18.
Sergio Rizzo