L’indennità di disoccupazione e il turismo (a tempo) in Sicilia

27/02/2013

In Sicilia a maggio, a volte anche ad aprile, si va già in spiaggia, si prende il sole, si fa il bagno. E’ estate. Ma se si va a Mondello e nelle principali località balneari sembra sia ancora inverno: spiagge attrezzate chiuse, pochi bar con le saracinesche alzate, solo alcuni hotel aperti. E questa situazione si riflette proprio su chi nel settore lavora. O vorrebbe farlo. Ed è la ragione per cui i giovani siciliani abbandonano la loro regione per lavorare nel turismo altrove.
“Il problema principale è la stagionalizzazione delle attività turistiche, che sono aperte quasi tutte per metà anno. Ciò spesso impedisce ai lavoratori di avere dei redditi fissi e costanti e perciò le figure che man mano si specializzano preferiscono lavorare in aziende che possono garantire un reddito costante per l’intero anno, in genere fuori dalla Sicilia”, racconta Filippo Brianni avvocato in diritto del turismo e presidente di un osservatorio dei beni culturali della provincia di Messina.
Dunque le professioni turistiche si basano sull’indennità di disoccupazione.Quindi l’80 per cento dei lavoratori stagionali vive di turismo nella bella stagione e sopravvive con l’indennità statale durante i sei mesi invernali. E con qualche lavoretto saltuario, generalmente in nero.
In effetti sono tanti quelli che non vorrebbero lasciare la loro terra ma si trovano quasi costretti. Lorena Silaro, 28enne della provincia di Messina, ora lavora in un hotel a Londra: “Da quando avevo 18 anni ho lavorato in alberghi cinque stelle lusso a Taormina. E il mio ragazzo era capo barman in uno di essi. Sei mesi l’anno, poi eravamo disoccupati ”.
Assunti stagionalmente con contratto di otto ore al giorno ma con impegno effettivo di almeno 12: “Sfruttano e non pagano gli straordinari. E nessuno si lamenta altrimenti l’anno dopo non ti rinnovano il contratto”. Perché? Il rinnovo è obbligatorio? Pare che i lavoratori del turismo vengano richiamati anno dopo anno grazie a taciti accordi: “Se stai alle regole di chi ti assume e lavori molto più del dovuto, dalla seconda stagione il rinnovo è quasi automatico. A meno che non cambi la multinazionale che gestisce la struttura alberghiera. A quel punto preferiscono pagare un risarcimento a chi fa causa ma sostituire le risorse con il loro personale. E tu resti senza lavoro. Magari dopo anni”.
Nelle città principali gli hotel rimangono aperti tutto l’anno. Ma per chi vive in provincia è impossibile spostarsi: “Non esistono collegamenti adeguati: niente treni e traffico iper congestionato. E’ impossibile viaggiare! Senza contare che gli stipendi non lo permettono economicamente”.
Per questo oggi Lorena e il suo ragazzo si sono trasferiti a Londra, senza cambiare ambito professionale: “Lavoro in un Marriott: qui ti assicurano formazione, orari di lavoro e giorni liberi rispettati e soprattutto contratto a tempo indeterminato, un’altra vita”. I due ragazzi sognano di tornare nella loro isola un giorno ma, come molti che partono pensando sia solo per una stagione, non sono certi che lo faranno: “Qui i nostri diritti vengono rispettati. In Sicilia no”.
E forse sono paradossalmente le strutture più piccole, a gestione familiare, che quando possono garantiscono maggiori tutele e diritti ai dipendenti: “Da tre anni sono assunta in un piccolo hotel a Forza D’Agrò. – racconta Vittoria Francilia – Sono fortunata perché ho lavoro tutto l’anno con contratto a tempo determinato. Ma ora ci si è messa la crisi: se d’inverno la clientela scarseggia il titolare sarà costretto a stagionalizzare e io mi troverò senza lavoro fisso”.