L’incontro i lavoratori della pulizia delle scuole incontrano in provincia Massimo D’Alema

21/01/2010

«I tagli agli appalti del ministro Gelmini ci portano alla fame» «Onorevole, non si vive con 480 euro al mese»
Potrebbe partire già oggi dalla Prefettura la richiesta al Governo di revocare, o quantomeno modificare, il provvedimento del ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, che riduce del 25 per cento le risorse economiche destinate al settore dei servizi di pulizia in appalto. Lo ha detto il nuovo prefetto, Carmela Pagano, ai rappresentanti sindacali degli 850 addetti degli appalti delle scuole statali di Taranto e provincia che ieri pomeriggio hanno protestato dinanzi al Palazzo del Governo in via Anfiteatro.
Il prefetto ha infatti voluto incontrare una delegazione di lavoratori contrari a questa ulteriore decurtazione, che significa circa 100 euro in meno ogni mese su uno stipendio che non supera i 600. «Il prefetto si è impegnata a riportare a Roma le nostre istanze», dichiara Aida Brigante, segretario della Filcams-Cgil, che ha proclamato la mobilitazione di ieri insieme ad Antonio Arcadio della Fisascat-Cisl, Bruno Bani, della Uil-Trasporti e Marco Recalcati dell’Ugl.
In sintesi i sindacalisti chiedono che il provvedimento firmato dal ministro Gelmini sia «revocato» o anche semplicemente «congelato» in vista di una doverosa revisione nella parte relativa agli appalti storici. «Dobbiamo evitare in tutti i modi quest’ultimo taglio – rileva Brigante – perché la situazione è drammatica. Per questo, mentre il prefetto di Taranto invierà una nota a Roma, noi ci attiveremo con una serie di iniziative». La Filcams-Cgil proclamerà lo stato di mobilitazione e di agitazione permanente in tutte le scuole coinvolte negli appalti storici. Ma anche scioperi e una manifestazione a livello nazionale.
«Il problema – aggiunge la sindacalista – non riguarda solo la nostra città. Non siamo soli nella nostra battaglia». Meno ottimista in merito alla possibilità di modificare o addirittura sospendere il provvedimento Gelmini è invece Bani. «L’impegno del prefetto ed il suo pressing nelle sedi istituzionali centrali è senz’altro importante – dice il segretario della Uiltrasporti – ma riuscirà davvero a bloccare una legge di fatto esecutiva? Quel che invece chiediamo al prefetto Pagano è che solleciti un intervento congiunto tra Comune e Provincia di Taranto, Regione Puglia e Prefettura per creare un’alter – nativa occupazionale per questi lavoratori, così come per gli altri destinati ad essere tagliati fuori dagli appalti. Tra poco, infatti, esploderà un nuovo caso: il Comune di Taranto ci ha annunciato che l’appalto delle pulizie in Tribunale è stato affidato alla Teoma. Sicuramente scatteranno degli esuberi e temiamo che possano coinvolgere la metà, se non di più, dei lavoratori. Serve un adeguato sovvenzionamento».
Intanto, se il provvedimento Gelmini dovesse abbattersi su Taranto, la Uil-Trasporti chiederà alla Regione Puglia per gli 850 lavoratori delle pulizie nelle scuole statali «di recuperare le decurtazioni sullo stipendio dalla cassa integrazione che costoro ricevono in base all’accordo che prevede un mix tra salario e cassa integrazione».
Mostrano a Massimo D’Alema – che li incontra in Provincia prima di intervenire alla manifestazione per Francesco Boccia – le loro buste paga: 730 euro al mese nel migliore dei casi. Ma c’è anche chi si deve accontentare di 480 euro al mese. Sono i lavoratori impiegati nell’appalto della pulizia delle scuole statali di Taranto e provincia. Non corrono il rischio di essere licenziati ma qualcosa di egualmente grave: il taglio della loro già misera busta paga. Un taglio che scatta a seguito di un provvedimento firmato da Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, in attuazione della riforma della scuola che porta il suo stesso nome.
«Facciamo già un’ora di lavoro e tre di cassa integrazione – dicono al deputato del Pd che li ascolta – e con quest’altra pesante decurtazione non riusciremmo nemmeno a sopravvivere. Altro che crisi della terza settimana, qui non arriviamo neppure alla seconda». Mentre sotto il palazzo della Provincia un centinaio di lavoratori sono in attesa, Ida incalza l’ex premier: «Destra, sinistra, non mi importa. Non diamo tutta la colpa alla Gelmini, anche Prodi non ci ha aiutato. Ci ha assicurato la cassa integrazione, eppoi? Qui non c’è lavoro. C’è solo un’esistenza precaria. Fossi più giovane me ne andrei, ma non posso. Mi vergogno di essere tarantina».
A D’Alema, proprio perchè è un politico nazionale, i lavoratori chiedono aiuto. «Noi abbiamo votato contro la riforma Gelmini in Parlamento – dice D’Alema -. Adesso siamo ai provvedimenti attuativi che certo non passano dal Parlamento. La vostra pressione, unita a quella dei sindacati, può chiedere che quantomeno ci sia una sospensione degli effetti della riforma per le aree del Paese, come Taranto, più disagiate. Inoltre, si può vedere di bilanciare il taglio delle ore di lavoro con opportunità di lavoro da qualche altra parte. Non è facile, ma non vedo molte alternative. Mi impegno ad aiutarvi».