L’incognita pensioni

02/07/2003

ItaliaOggi (Economia e Politica)
Numero
155, pag. 4 del 2/7/2003
di Teresa Pittelli


I dati di una ricerca Eurisko e Irsa, presentata dall’Ania.

L’incognita pensioni

Il 64% degli italiani teme per il futuro

Per gli italiani il rischio di non avere una pensione sufficiente è al primo posto tra le minacce alla sicurezza economica della famiglia. Secondo una ricerca condotta da Eurisko e Irsa, e presentata ieri a Roma dall’Ania, l’associazione delle imprese assicuratrici, il 64% degli italiani teme di non avere una pensione sufficiente a causa dello squilibrio demografico. Al tempo stesso, però, solo il 5% è d’accordo con l’idea di interventi sulle pensioni per risolvere i problemi del bilancio pubblico. Mentre la maggior parte degli intervistati non sa come funziona l’attuale sistema, e non conosce la propria posizione pensionistica. In particolare, soprattutto i giovani con meno di 40 anni ignorano quale sarà il loro tasso di sostituzione, ovvero che la copertura media del loro reddito scenderà sotto il 50%. Dalla ricerca emerge, inoltre, che con l’allungamento della vita e l’evoluzione socio-culturale il pensionamento non comporterà più solo una riduzione dei consumi, ma anche l’emergere di nuovi bisogni, tanto che il tenore di vita da garantire è stimabile intorno all’80% del reddito attuale dei lavoratori. Da qui, le richieste dell’Ania al governo: rilanciare la previdenza complementare e integrativa attraverso incentivi fiscali e una vasta strategia di informazione.

Alla presenza del sottosegretario, Alberto Brambilla, presidente e direttore generale dell’Ania, Fabio Cerchiai e Giampaolo Galli, hanno avanzato alcune critiche alla delega sulla previdenza, che secondo loro non proteggerebbe abbastanza i fip (piani pensionistici individuali e polizze assicurative) e i fondi aperti, rispetto alla concorrenza dei fondi pensione di categoria. E in tal modo impedisce, secondo l’Ania, ´la portabilità’ dei contributi da una forma all’altra, e quindi la libertà di scelta consapevole. ´Un sistema basato interamente sui fondi collettivi, aziendali o di categoria, è ingessato’, ha spiegato Galli, ´anche perché i dipendenti generalmente non hanno idee ben definite sulla scelta migliore per loro, e tendono ad accettare l’opzione offerta dall’azienda, cioè il pacchetto standard con l’adesione al fondo di categoria’. Il nucleo della delega consiste nel tentativo di mobilizzare il tfr, al quale aggiungere i contributi dei datori di lavoro, verso i fondi pensione complementari. Ma questo meccanismo, tenuto conto anche dei vantaggi fiscali per l’adesione ai fondi chiusi e l’obbligo di rimanervi da tre a cinque anni, secondo l’Ania rischia di dirottare i lavoratori, senza una scelta consapevole, verso i fondi pensione di categoria. Mentre l’Ania chiede che sia lasciata la possibilità di versare il tfr ai fondi aperti a adesione collettiva, e alle forme previdenziali individuali. Anche le imprese di assicurazione, insomma, vogliono avere la loro parte. All’Ania Brambilla ha risposto difendendo l’impianto della delega, e ricordando che è eccessivo il ricarico dei costi nelle polizze assicurative previdenziali. A sorpresa, però, Brambilla si è detto d’accordo con la ´problematicità’ della devoluzione obbligatoria del tfr ai fondi, che potrebbe sottrarre risorse vitali alle pmi.