L’incentivo arriva al bar

04/12/2003



      Giovedí 04 Dicembre 2003
      Turismo


      L’incentivo arriva al bar

      Turismo – Pronte le linee guida sui fondi 488, atteso in tempi brevi il bando per i progetti

      VINCENZO CHIERCHIA


      MILANO – È pronto il regolamento per la concessione dei benefici della legge 488 anche al settore dei pubblici esercizi, ossia bar e ristoranti. D’ora in avanti anche questo settore, ancora molto frammentato e contraddistinto a una miriade di piccole imprese (in molti casi familiari) potrà avere degli incentivi per progetti di sviluppo in rete, ampliamento delle strutture e modernizzazione delle attività. Si profilano quindi benefici anche per l’offerta turistica italiana. Sul piatto, in linea di massima, ci sono fondi che sfiorano quota 90 milioni di euro in totale. Il bando dovrebbe essere varato entro la prossima primavera, nell’ambito della ripartitura del programma di contributi per l’intero settore commerciale. Un ruolo importante nella gestione dei finanziamenti ai pubblici esercizi sarà poi svolto dalle Regioni, che nel frattempo, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, hanno assunto competenze dirette nel settore dei pubblici esercizi e in alcuni casi (Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia e Lazio) hanno anche approntato una normativa ad hoc per il settore, che introduce elementi innovativi rispetto alla normativa nazionale dell’inizio degli anni 90. Le Regioni, in particolare, daranno le indicazioni sulle attività da agevolare e sui punteggi da attribuire alle priorità da considerare ai fini delle graduatorie dei bandi. Le disposizioni del ministero delle Attività produttive sono state quindi già trasmesse anche agli istituti bancari che cureranno le istruttorie sulle richieste di finanziamento. L’obiettivo della manovra di incentivazione è di far fare un salto di qualità alla rete dei pubblici esercizi che annovera oltre 200mila strutture, per lo più di piccole dimensioni. E infatti tra gli obiettivi di massima c’è la promozione delle catene di ristorazione, lo sviluppo di reti in affiliazione (franchising), la diffusione di marchi tipici e di produzioni di qualità e lo sviluppo di formati di vendita innovativi. Le risorse a disposizione ammontano complessivamente a circa 90 milioni di euro, in massima parte concentrate nelle aree dell’Obiettivo 1; Campania e Sicilia assorbono circa il 48% del totale. Poco più di 13 milioni di euro sono destinata alle altre regioni, il 16% dei quali suddivisi abbastanza equamente tra Lazio e Piemonte. Le modalità di concessione dei benefici sono abbastanza elastiche. Vengono abbracciate un po’ tutte le tipologie dei pubblici esercizi, dai bar ai ristoranti, alle pizzerie alle pasticceri e gelaterie. In pratica il provvedimento riguarda in maniera diretta le imprese impegnate in attività di somministrazione svolte anche in strutture di intrattenimento, come discoteche e o stabilimenti balneari. Così come le strutture inserite in ambito autostradale, negli aeroporti e nelle stazioni ferroviarie. La soglia minima degli investimenti è stata individuata in almeno 150mila euro, al di sotto della quale non verranno attivati i contributi. Per quanto concerne i progetti di investimento delle reti di vendita il provvedimento precisa che per catena commerciale si intende un numero minimo di 5 pubblici esercizi, anche se appartenenti ad imprese diverse purchè legate da contratto di franchising, aventi medesimo marchio o insegna, anche se localizzati in comuni diversi (quelli diversi dall’esercizio oggetto del programma possono essere localizzati anche in aree non ammissibili). Positiva la valutazione degli operatori: «Ci sono le condizioni – sottolinea Edi Sommariva, segretario generale di Fipe-Confcommercio – per un salto di qualità dell’intero settore».