L’impiego fisso non piace più, ora l’aspirazione è mettersi in proprio

11/02/2002






L’OSSERVATORIO

L’impiego fisso non piace pi�, ora l’aspirazione � mettersi in proprio


La maggioranza non ha fiducia nelle organizzazioni dei lavoratori, anche tra gli elettori del centrosinistra. Un impegno nel settore terziario resta fra i traguardi pi� ambiti

      E, come si sa, si � manifestata una progressiva erosione delle adesioni al sindacato tra la popolazione attiva, tanto che una buona parte degli iscritti � costituita da pensionati. Secondo molti osservatori, ci� dipende dal fatto che l’immagine del mondo del lavoro presente in alcune componenti della leadership sindacale e che pare uscire anche dai lavori del congresso Cgil di Rimini non coglie appieno le profonde trasformazioni che negli ultimi anni hanno toccato la struttura produttiva. Si sa che il processo di terziarizzazione e, pi� di recente, l’innovazione tecnologica e la globalizzazione dell’economia, hanno comportato sostanziali modifiche nella natura stessa del lavoro e nella distribuzione delle attivit� nei diversi comparti. Ma il mutamento non ha riguardato solo la struttura: esso ha inevitabilmente e significativamente inciso sugli orientamenti e gli atteggiamenti dei lavoratori stessi. Si � accentuata, sino a coinvolgere la maggioranza della popolazione attiva, la preferenza (potendo scegliere) per una occupazione autonoma, senza vincoli, anche se ci� comporta inevitabilmente una situazione di maggior rischio per la stabilit� del posto di lavoro.
      L’impiego nell’azienda privata ha perso quasi tutta la sua attrattiva, a fronte, semmai (per la quota di popolazione che privilegia la sicurezza) di un pi� tranquillo posto nel settore pubblico. Si tratta, ovviamente, di mutamenti graduali. Ma � significativo rilevare come, a esempio, tra gli aspetti che contano di pi� in un lavoro, i contenuti tradizionali (la sicurezza, lo stipendio, la carriera) rivestano oggi tra la popolazione grosso modo la stessa importanza di quelli cosiddetti �autoespressivi�, che privilegiano l’interesse del lavoro stesso e la possibilit� di imparare cose nuove, anche (beninteso, non necessariamente) a scapito della solidit� del rapporto contrattuale.
      Fino a poco tempo fa queste tendenze erano appannaggio soprattutto del mondo giovanile. Le ultime rilevazioni mostrano il loro estendersi a tutta la popolazione attiva, con una significativa omogeneit� anche nelle diverse aree territoriali del Paese. Ancora nel 2000 si registrava la consueta differenziazione tra Nord e Sud, con una adesione relativamente maggiore all’approccio autoespressivo nel Settentrione e una maggiore attenzione ai contenuti tradizionali nel Meridione. Da circa un anno la dissonanza territoriale si � venuta attenuando fino, quasi, ad annullarsi.
      Insomma, gli orientamenti nei confronti del lavoro mutano rapidamente, sovvertendo approcci e divisioni sin qui consolidati. Riuscir�, ciononostante, la �mobilitazione� proposta da Sergio Cofferati a trovare riscontro nella base sociale del sindacato e non solo tra i militanti della �sua� confederazione? E’ sulla risposta a questo quesito, come si � visto tutt’altro che scontata, che si gioca non solo il futuro politico del segretario della Cgil, ma quello di tutto il movimento sindacale.
Renato Mannheimer


Economia