L’immigrato dà una mano ai conti Inps

09/12/2002

              9 dicembre 2002




              NORME E TRIBUTI
              Previdenza
              L’immigrato dà una mano ai conti Inps

              Previdenza - Secondo l’Istituto entro il 2020 un saldo positivo di 41 miliardi che la legge Bossi-Fini potrebbe far raddoppiare
              Marco Peruzzi


              Per almeno 20 anni i contributi versati dai lavoratori extracomunitari saranno superiori alla spesa sostenuta dall’Inps per pagare i trattamenti ai loro connazionali. Lo dimostra una simulazione fatta dal Servizio statistico dell’Istituto nazionale delle previdenza sociale, secondo cui, in base a un andamento di assunzioni che prevede l’inserimento medio di 25mila immigrati all’anno, la differenza tra entrate contributive e uscite per prestazioni sarà positiva per quasi 41 miliardi di euro nel 2020. Anno, quest’ultimo, in cui 878mila lavoratori extracomunitari in attività farebbero fronte all’erogazione di 82mila pensioni. Per l’Inps gli immigrati rappresentano quindi, se non la soluzione dei problemi finanziari, almeno un consistente aiuto. Il tutto, poi, senza considerare la legalizzazione in atto del rapporto lavorativo di colf, badanti e lavoratori dipendenti extracomunitari irregolari: l’emersione di questi stranieri potrebbe raddoppiare il saldo positivo. Le prefetture-Utg si trovano anche in questi giorni a vagliare circa 700mila domande di regolarizzazione (697mila istanze, 340mila per colf e badanti e 357 mila per lavoro subordinato) presentate fino all’11 novembre scorso dai datori di lavoro domestici e dalle imprese grazie alla possibilità offerta dalla Bossi-Fini prima (legge 189/02) e dal decreto legge 195/02 (legge 222/02) poi. Il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, parlando di «un risultato superiore del 25% rispetto alle stime fatte a giugno», ha pronosticato che «alla fine le conferme saranno molto vicine al 100 per cento». Come dire: è difficile che saranno riscontrati errori nelle domande presentate, per cui tutte saranno accolte. Regolarizzazione che ha già fruttato all’Inps circa 310 milioni di euro. A tanto ammontano infatti i versamenti dei datori di lavoro pubblici e privati a titolo di contributo forfettario per la regolarizzazione. All’11 novembre scorso nelle casse dell’Istituto previdenziale erano entrati 225.319.785 euro per la legalizzazione dei lavoratori dipendenti e 84.060.245 per quella di colf e badanti. Più difficile, invece, prevedere con precisione quali saranno a regime le conseguenze della regolarizzazione: quantificare, cioè, quale sarà il "beneficio" per le casse dell’Inps dei contributi ordinari che saranno versati dai datori di lavoro una volta concluso il percorso della regolarizzazione. Soltanto per i lavoratori domestici è attualmente possibile fare ipotesi. Grazie a quelli regolari (in totale 250mila, di cui 130 mila extracomunitari) nelle casse dell’Istituto entrano ogni anno oltre 103 milioni di euro. Se tutti i 340 extracomunitari per i quali è stata fatta domanda di regolarizzazione emergeranno effettivamente, allora le entrate potrebbe più che raddoppiare. In ogni caso, dopo la pratica di regolarizzazione i datori di lavoro devono iscrivere l’extracomunitario all’Inps. Lo ha ricordato l’Istituto, spiegando che la denuncia va fatta entro il 16 dicembre per i lavoratori subordinati, ed entro il 10 gennaio per colf e badanti (si veda anche l’articolo qui sotto). Con la regolarizzazione, in ogni caso, il numero degli immigrati occupati in Italia dovrebbe passare a circa 1,2 milioni di persone. Di questo, però, il lavoro statistico dell’Inps non ha potuto tenere conto. Resta però il fatto che, partendo da un dato occupazionale 2000 di circa 377mila immigrati e prevedendo un incremento dei flussi di 25mila nuovi occupati stranieri all’anno, fino al 2020 saranno versati più di 45 miliardi di contributi di cui solo 4,7 saranno spesi per le pensioni. La differenza tra entrate e uscite crescerà in positivo al ritmo di circa 110 milioni di euro all’anno.