L’imbarazzante tesoretto delle Coop

03/05/2007
    CORRIERECONOMIA di Lunedì 30 aprile 2007

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      Pasticciaccio rosso – Usciti gli ultimi 40 nomi dei 300 che si sono spartiti la stock option Coopservice. Fondazione Manodori nella bufera

        L’imbarazzante tesoretto delle Coop

          Quei 36 milioni divisi fra i dirigenti? Legali, sì. Ma andavano messi a riserva. Poletti: «Restituiteli»

            I nomi de gli ultimi 40 vip che si sono spartiti il tesoretto di Coopservice sono emersi nei giorni scorsi. Con loro, la lista dei 300 beneficiari della plusvalenza cooperativa parcheggiata in Lussemburgo è completa. Il tesoretto di 36 milioni di euro esentasse è tutto loro. Per ora, perché la Legacoop presieduta da Giuliano Poletti ha chiesto di restituire il malloppo. Ma non sarà facile convincere i titolari a privarsi (chi di qualche migliaio di euro chi di qualche milione) dei frutti di un’operazione non illegale ma politicamente scorretta.

            Scorrendo la lista dei fortunati, non si trovano nomi sospetti o altisonanti: nessun politico, solo un lungo elenco di dirigenti, quadri e anonimi dipendenti del gruppo cooperativo Coopservice, casa madre della società collocata in borsa Servizi Italia. Tutti ladri? Non sembra, perché la vicenda, a differenza di quelle che hanno coinvolto gli ex vertici di Unipol, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, non ha risvolti giudiziari. Il pasticcio reggiano sembra piuttosto una sorta di maxi-stock option.

            Il problema è che una forma di incentivo che, nelle società di capitali, è normale, nelle cooperative non lo è. La stock option non appartiene nè alla cultura e né all’etica solidale. Semmai, come dice il segretario Ds di Reggio Emilia, Giulio Fantuzzi, è «una degenerazione privatistica». Quanto grave sia l’affare del tesoretto lussemburghese, lo decideranno alla fine del mese gli stessi soci della cooperativa, in occasione dell’assemblea che dovrà accettare le dimissioni del presidente Pierluigi Rinaldini. «Ripensando tutto – spiega Rinaldini -, forse avremmo dovuto concordare le tecniche operative. Forse ho sbagliato a fare con troppa velocità quest’operazione, sono stato impulsivo ma nulla più».

            I dirigenti dei grandi gruppi mutualistici guadagnano in media il 30% in meno dei loro colleghi privati, ma, secondo Legacoop, che ha commissariato la Coopservice, questo non è un buon motivo per inventarsi incentivi finanziari a danno della loro stessa cooperativa. Gli utili nelle aziende solidali non si distribuiscono ma vanno destinati a riserva. E l’operazione messa in piedi a Reggio Emilia rischia di trascinare nel fango un movimento che sta facendo di tutto per rilanciare la propria immagine. La buona fede cooperativa dei protagonisti si vedrà nei prossimi giorni, quando sarà fissata la dead line per il rientro dei capitali.

            Il pasticcio inizia quando Coopservice trasferisce nel Granducato, alla scatola First Service, il 40% di Servizi Italia ad 1,1 euro per azione. Ad effettuare il portage è la fondazione Manodori, presieduta da Antonella Spaggiari, che ora è nell’occhio del ciclone. La controllata era destinata alla Borsa e i manager lo sapevano. Ma in quanti?

            Il presidente assicura di aver avvertito per lettera tutti i 4.500 soci della cooperativa. In aprile, quando la Servizi Italia viene collocata in Borsa, First Service incassa 42 milioni con una plusvalenza di 36,4 milioni. Ad arricchirsi, però, non sono in 4.500 ma solo in 300, cioè gli avveduti azionisti della scatola First Service. Nella mischia lussemburghese, oltre agli alti dirigenti e ai dipendenti, finiscono anche un membro del consiglio Manodori e un consulente: Guido Maria Pedone, commercialista con base a Lugano che da solo incassa 5 milioni.

              Roberta Scagliarini