L’illusione dei nuovi posti di lavoro

21/09/2005
    mercoledì 21 settembre 2005

      L’illusione dei nuovi posti di lavoro
      Aumentano i contratti a termine. Dramma disoccupazione al Sud e per le donne

        di Felicia Masocco / Roma

          NON È NUOVA OCCUPAZIONE ma vecchia, finalmente venuta a galla con l’onda lunga della regolarizzazione degli immigrati. Quanto alla crescita dei contratti a tempo indeterminato non si comprende se non si va a vedere sotto alla voce «innalzamento dei requisiti per la pensione» o sotto quella del superbonus ai pensionandi. Tradotto, nel contratto si «permane». Ancora: i contratti a termine non si espandono (+6,7%) perché c’è più lavoro in circolazione, ma perché a differenza del passato dal contratto scaduto non si esce verso il lavoro stabile, viene rinnovato il contratto termine. Quanto alla disoccupazione non si comprende il calo (-0,4%) se non andando a cercare tra la popolazione «inattiva», quella che non ha un lavoro e neanche lo cerca più. Soprattutto al sud. Sono alcune delle considerazioni che possono accompagnare i dati sull’occupazione diffusi ieri dall’Istat che hanno fatto gridare al miracolo la maggioranza. È lo stesso istituto a fornire su richiesta tutte le informazioni necessarie per leggere la rilevazione «positiva – dicono – solo a prima vista».

            I numeri. Nel secondo trimestre 2005 gli occupati sono cresciuti di 213mila unità rispetto a un anno prima (+1%) toccando la quota di 22.651mila lavoratori. L’aumento è concentrato nel nord con 178mila lavoratori mentre nel sud l’incremento è stato di 17mila unità. L’Istat ricorda che «l’aumento dell’occupazione incorpora il forte aumento della popolazione residente (+1,1%) determinato dall’incremento dei cittadini stranieri». Che significa? «Significa – rispondono dall’Istituto – che non si tratta di creazione di nuova occupazione, ma si sconta l’effetto demografico. La popolazione residente è infatti molto più ampia (+1,1%) rispetto alla rilevazione dello scorso anno. L’effetto è ancora quello dell’immigrazione perché passa del tempo prima che la regolarizzazione degli stranieri si trasferisca sul dato anagrafico». Infatti al netto degli effetti demografici il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è aumentato dello 0,2% toccando il 57,7%. In controtendenza l’occupazione femminile al sud con un calo del 2,1% a fronte di un aumento complessivo dello 0,9%. Il tasso di disoccupazione è sceso al 7,5% con un calo di 0,4 punti rispetto al 2004. «Molte persone – continuano all’Istat – giovani e donne, specie al Sud non cercano più lavoro».

              L’occupazione dipendente cresce del 2,4% (+381mila unità), per gran parte è permanente (+252mila posti, l’1,8% in più) dice l’Istat, ma poi spiega che questa occupazione cresce «perché aumenta la permanenza nel contratto a tempo indeterminato nell’età adulta», è cioè aumentata l’età di uscita dal lavoro. Discorso analogo per i contratti a termine (129mila posti in più): per gran parte sono contratti che si rinnovano. L’agricoltura perde l’1,8%, l’industria l’1,6%; cresce il lavoro edile +5,6% e nel terziario +1,4%.

                I dati «sono motivo di soddisfazione e smentiscono le cassandre della sinistra», commenta il ministro del Welfare, «la legge Biagi sta creando nuova e buona occupazione». I sindacati non sono d’accordo. Dalla Cgil Fulvio Fammoni parla di «fallimento» della politica del governo e invita a guardare al forte aumento della popolazione immigrata regolarizzata. Per il numero due della Uil, Adriano Musi, i dati «non rispecchiano la realtà del paese».
                Dalla Cisl, Giorgio Santini nota che i dati sono in «controtendenza» con l’andamento della produzione industriale e dell’occupazione per settore. «Non vorrei che ci fosse un effetto gonfiato», dice. Di industria ha parlato ieri anche il presidente di Confindustria, Montezemolo, il quale vede «importanti di ripresa che vanno consolidati».