L’Ikea tutela i dipendenti omosessuali

18/05/2012

L’Italia non è l’America. Sarà difficile che un presidente nostrano si esprima a favore dei matrimoni gay. Eppure,anche da noi, c’è qualcuno che ha deciso di dare il proprio riconoscimento alle coppie di fatto, anche se composte da persone dello stesso sesso.
Da ieri, giornata mondiale della lotta contro l’omofobia, Ikea Italia ha deciso di estendere il trattamento aziendale già riservato ai dipendenti coniugi anche alle coppie gay. Per accedervi,
rende noto l’azienda, «basterà presentare il certificato di famiglia anagrafica (già previsto dal DPR 223 del 1989) rilasciato obbligatoriamente dall’anagrafe, in seguito a richiesta di
annotazione negli appositi registri (art. 21) da parte dei diretti interessati ».
In sostanza si parla di molti dei diritti oggetto delle lotte delle associazioni che tutelano gli omosessuali. Si va dai permessi per emergenze di salute o lutti all’estensione, per i dirigenti, della tutela sanitaria, dal congedo matrimoniale a quello parentale. È previsto anche un buono acquisto da 120 euro per chi inizia una convivenza o si sposa, oltre all’estensione al partner dello sconto dipendenti e dell’uso dell’auto aziendale.
LAPUBBLICITÀELEPOLEMICHE
Ikea non è nuova a iniziative a tutela della comunità Glbt. «Siamo aperti a tutte le famiglie» recitava infatti lo slogan che la ditta svedese aveva adottato per una campagna pubblicitaria di un anno fa. Slogan accompagnato da un’immagine eloquente, che ritraeva due giovani mano nella mano, uno dei quali stringeva una shopper “griffata” Ikea. La cosa suscitò reazioni furibonde. Carlo Giovanardi parlò di un uso del termine “famiglia” lesivo della costituzione
e già allora Ikea rivendicò la sua scelta in modo netto: «Noi ci rivolgiamo a tutte le tipologie di famiglia» fu la risposta dei dirigenti. È importante notare però che non si tratta solo di una scelta “politica”, ma di una vera strategia aziendale. La decisione infatti è stata presa a seguito
di un’indagine condotta da Ikea nei propri punti vendita. Il 14% dei dipendenti si è infatti definito appartenente alla comunità Glbt, mentre solo il 12% ha dichiarato di essere a disagio nel lavorare vicino a un omosessuale.