Liguria, stop ai centri commerciali

15/04/2002





Liguria, stop ai centri commerciali

D.Ra.

GENOVA – La Regione Liguria sbarra la strada alle strategie di espansione della grande distribuzione e si appresta a sostenere il modello delle rete commerciale tradizionale. È con questi obiettivi di fondo che la Giunta ligure, guidata da Sandro Biasotti, si accinge a porre mano alla nuova stesura del piano commerciale in scadenza a giugno. «Siamo contrari alla proliferazione di centri commerciali – spiega il governatore della Liguria – in virtù di alcune caratteristiche che differenziano il nostro territorio da quello delle altre regioni del Nord. La carenza delle infrastrutture, la presenza di centri storici estesi, l’elevata età media della popolazione, la vocazione turistica e lo stesso clima mite fanno sì – sottolinea Biasotti – che il nostro intervento sia orientato al sostegno e al rilancio delle attività commerciali tradizionali». Le politiche di settore dell’amministrazione regionale sono finalizzate, in particolare, a diffondere l’esperienza dei centri integrati di via, i cosiddetti Civ. «Riteniamo – spiega l’assessore al Commercio e allo sviluppo economico, Giacomo Gatti – che i Civ rappresentino un modello naturale di centro commerciale del futuro. Tanto che abbiamo ammesso i centri integrati di via ai benefici dei fondi comunitari del programma Obiettivo 2 riservando, a partire proprio da aprile, oltre 18 milioni di euro di finanziamenti a queste forme di aggregazione di singoli esercenti sul territorio. Agli stanziamenti saranno ammesse anche le nuove attività commerciali che andranno a inserirsi nell’ambito dei centri integrati di via». Secondo gli amministratori genovesi, la recente espansione della grande distribuzione in Liguria ha già raggiunto il limite della saturazione. «Negli ultimi tre anni – sottolinea Gatti – nella sola area genovese si sono inaugurati più centri commerciali che nell’ultimo ventennio. Oggi, fra Ventimiglia e Sarzana, contiamo sei strutture oltre i 5mila metri quadrati e tutte, per di più, appartenenti alla stessa catena. Noi siamo contrari – aggiunge l’assessore – all’insediamento di questi centri nelle aree industriali dismesse perché riteniamo che i siti debbano essere recuperati per l’avvio di nuove attività produttive».

Sabato 13 Aprile 2002