Lidl: prezzi stracciati, come i lavoratori

14/07/2003





 
   
sabato 12 Luglio 2003




 
Lidl, prezzi stracciati Come i lavoratori
Picchia duro l’hard discount più diffuso in Europa. Cassiere obbligate a sbrigare un cliente al minuto, poca sicurezza e pulizie fuori contratto. Ma a Savona dieci lavoratrici reagiscono e il giudice condanna l’azienda

ANTONIO SCIOTTO


Il gruppo Lidl offre prezzi sempre più stracciati, martella i consumatori con campagne pubblicitarie su giornali e tv nazionali – nello spot un giornalista televisivo si convince della convenienza dei prezzi dopo aver strappato di mano lo scontrino a una cliente che stava intervistando – ma il lavoro dei dipendenti è durissimo, senza il rispetto dei part-time, della legge 626 sulla sicurezza e con straordinari selvaggi, fino a 14 ore di seguito. Lavoro duro, come è hard il discount, ovvero un supermercato che fa offerte convenienti perché punta meno su etichette ed eleganza dei locali. Ma se l’investimento sul marchio è così serrato, dove risparmiare? La ricetta è facile: trasformare le cassiere in robottini, imponendo di sbrigare un cliente al minuto, togliere loro le sedie per farle lavorare più in fretta, fare schiacciare i cartoni con i piedi – come si faceva una volta con l’uva – anziché con le apposite presse. E via flessibilizzando. A riprova del poco rispetto per i diritti dei lavoratori, una recente condanna per attività antisindacale a Savona. Nel punto vendita di Albenga, infatti, c’è un organizzatissimo pool di lavoratrici che non si è fatto mettere i piedi in faccia e ha costruito negli ultimi anni un’attività che potrebbe essere offerta ad esempio per i 2700 dipendenti del gruppo, distribuiti nelle 300 filiali italiane. Dieci cassiere hanno saputo tenere testa alla catena di hard discount più diffusa in Europa, con 4.500 filiali nel continente e oltre 45 mila dipendenti in organico, di proprietà del potente gruppo tedesco Schwarz. La condanna inflitta alla Lidl dal tribunale di Savona è di pochi giorni fa, ma per raccontare come è andata vale la pena capire come e per quali motivi le lavoratrici liguri hanno deciso di fare sindacato.

A raccontare la vicenda è una delle protagoniste della battaglia sindacale, la delegata della Filcams Cgil Felicita Magone. Felicita ne ha viste di cotte e di crude dal 1992, anno in cui è stata assunta alla Lidl con un contratto part time di 20 ore, 4 ore per 5 giorni. Innanzitutto l’azienda non ha mai rispettato il part time: «Sul contratto è scritto un orario fisso, ma i capi hanno sempre preteso di cambiarci i turni il giorno prima, o addirittura di chiamarci a casa lo stesso giorno per farci lavorare all’ultimo momento. Solo dopo le nostre proteste abbiamo ottenuto la programmazione mensile degli orari».

Altri episodi ricordano i Tempi moderni di Charlie Chaplin: «Qualche anno fa ci è stato imposto di sbrigare 240 clienti in 4 ore, ovvero un cliente al minuto. E non avevamo neppure lo scanner, c’erano ancora i codici da battere manualmente. A un certo punto, per velocizzare il lavoro, ci hanno tolto anche le sedie». E non basta, perché ci sono voluti mesi di lotte per ottenere i guanti antinfortunistici e le presse per schiacciare i cartoni: «Ci veniva imposto di pestarli con i piedi: dovevamo saltare dentro un cilindro con il fondo grigliato». E per rimettere a posto le bottiglie di acqua minerale? Niente gru, bisogna arrampicarsi come scimmie su pile alte diversi metri. Senza rete, così vuole l’azienda. Dopo tanti soprusi, le cassiere di Albenga hanno deciso di iscriversi alla Cgil.

Qualche mese fa, alla rottura delle contrattazioni sull’integrativo, la Lidl aveva mandato a tutti i dipendenti una lettera con alcune comunicazioni. La Cgil ha invitato i lavoratori a rispedirla al mittente, operazione eseguita anche nel negozio ligure. A quel punto il caposettore ha convocato le cassiere, chiedendo spiegazioni e dicendo loro di avvertirlo preventivamente in futuro su tutte le attività sindacali. Per questo episodio è partita la denuncia di attività antisindacale, e il giudice ha dato ragione alla Cgil e alle lavoratrici. «La Lidl non è abituata alle normali relazioni sindacali – commenta Alberto Lazzari, segretario Filcams Savona – I dipendenti sono pressati in tutti i punti vendita. Gli stessi capifiliale, in molti casi, sono i più torchiati: lavorano fino a 14 ore al giorno, mentre a tutti gli addetti viene imposto, violando il contratto, di fare anche le pulizie dei gabinetti e dei piazzali antistanti i negozi». Le stesse angherie le subiscono i lavoratori Lidl in tutta Italia: «Tra i punti centrali dell’integrativo – spiega Lori Carlini, Filcams nazionale – c’è infatti il rispetto dei diritti e delle mansioni, dato che vengono obbligati a fare le pulizie i dipendenti di quarto e primo livello, quando toccherebbero solo ai settimi livelli. Chiediamo anche un premio di risultato, e delegati territoriali per la sicurezza. L’integrativo si è arenato, ma abbiamo già fatto uno sciopero nazionale e presto attueremo nuove iniziative».