Licenziati perché sgraditi al padrone

02/11/2004

              domenica 31 ottobre 2004
              NUOVO MOVIMENTO OPERAIO pag.12

              Licenziati perché sgraditi al padrone
              I casi di Piero (delegato Filcams cacciato dalla Esselunga di Milano), di Fiore (cooperativa Andromeda) e dei tredici "esuberi" dell’Enfap Lombardia

              Licenziati in tronco con dei pretesti da aziende piccole e grandi, da enti pubblici e da cooperative. Nell’Italia di Berlusconi – e malgrado il tanto decantato nuovo corso di Montezemolo – è questa la realtà quotidiana con cui i lavoratori sono costretti a confrontarsi, soprattutto quando chiedono diritti senza abbassare la testa di fronte al padrone. E sarà sempre peggio, se non si riuscirà a porre un argine alla crescente precarietà e se il tentativo di smantellare le tutele residue perseguito da governo e imprese anche in questi giorni – con il reiterato attacco all’articolo 18 e la controriforma degli ammortizzatori sociali – andrà in porto.

              Nel frattempo chi ha la legge dalla propria parte può ancora sperare di ottenere giustizia. E’ il caso di Piero Saporito, delegato "storico" della Filcams alla Esselunga di via Palizzi a Milano, dove lavora da circa vent’anni. Il prossimo 19 novembre alle ore 9 la sezione locale del tribunale del lavoro esaminerà la causa da lui intentata contro l’azienda ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori (condotta antisindacale). Questi i fatti: Piero viene licenziato dalla Esselunga dopo avere usufruito, dal 18 al 28 di agosto scorsi, di un distacco sindacale. «Nella lettera di licenziamento – riferisce il sindacalista – mi viene contestato il fatto di avere utilizzato il distacco non per l’attività sindacale ma per andare in ferie con la mia compagna. Peccato che in quel periodo lei fosse regolarmente al lavoro».

              Come si spiega il comportamento della Esselunga? Piero non ha dubbi: «Attraverso di me si è voluto colpire la Filcams, in un momento in cui siamo impegnati nella vertenza per il rinnovo del contratto aziendale». Immediata la risposta dei compagni di lavoro del sindacalista, con assemblee nella settimana sucessiva al licenziamento culminate con uno sciopero di due ore a fine turno. La Esselunga non è nuova a rappresaglie di questo tipo. Qualche settimana prima dell’ultimo episodio erano stati infatti licenziati anche due delegati Fisascat di un’altra sede milanese.

              E i sindacati sono sul piede di guerra. Durante l’incontro del 14 e il 15 ottobre per il contratto, la Filcams ha posto il ritiro del licenziamento di Piero come pregiudiziale deper la prosecuzione del negoziato, ma la Esselunga ha risposto picche. A quel punto tutti i sindacati si sono alzati e se ne sono andati. Sabato scorso a Milano si sono tenute assemblee che hanno visto una partecipazione oltre le aspettative, malgrado l’azienda imputi alla Filcams di impedire il rinnovo del contratto per 14mila dipendenti solo per difendere un delegato "che si è fatto i fatti suoi". In settimana si riuniranno i coordinamenti della Lombardia e probabilmente in altre regioni per decidere le prossime iniziative di lotta.

              Purtroppo però ci sono molte altre realtà lavorative dove la risposta sindacale è più difficile. Ne sa qualcosa Fiore, operatrice ecologica assunta un anno e mezzo fa con contratto a tempo indeterminato dalla Cooperativa sociale Andromeda di Montichiari (Brescia). La prima e unica lettera di contestazione arriva la sera dello scorso 20 ottobre. A Fiore si rimprovera l’aver detto quello che è sotto gli occhi di tutti. E cioè «che la forma societaria cooperativa altro non è che un sistema di sfruttamento dei lavoratori in generale e che qualsiasi parvenza di solidarietà viene vanificata di bassi stipendi e dall’eccessiva flessibilità organizzativa». Parole, secondo Andromeda, «in grave contrasto con i principi della cooperativa». Fiore risponde rivendicando il diritto di esprimere il proprio pensiero, ma una settimana dopo le arriva un’altra raccomandata con la quale viene comunicata la cessazione del rapporto di lavoro. Provvedimento immediatamente impugnato dalla lavoratrice, sostenuta dalla Confederazione Cobas.

              Semplicemente incomprensibile invece il licenziamento "per esubero di personale" di 13 dipendenti dell’Enfap Lombardia, ente che si occupa di formazione professionale. Settore tutt’altro che in crisi, osservano i presunti esuberi (si tratta di docenti, ausiliari e amministrativi) dal momento che «su di esso stanno per piovere decine e decine di milioni di euro dei Fondi interprofessionali». Morale: da quattro mesi questi lavoratori sono senza stipendio, non essendo stati ancora ricollocati e non potendo usufruire di ammortizzatori sociali.

              A proposito di rappresaglie, è allarme a Palermo per la busta con quattro proiettili recapitata giovedì scorso a due sindacalisti della Filt Cgil presso la Gesap, la società di gestione dell’aeroporto. Ieri l’ex presidente della commissione antimafia Giuseppe Lumia ha invitato le istituzioni a «fare chiarezza al più presto su tutta la vicenda».

              Roberto Farneti