Licenziati dall’azienda? No, dalla Cisl

03/05/2007
    giovedì 3 maggio 2007

    Pagina 10 – CAPITALE & LAVORO

      Licenziati dall’azienda? No, dalla Cisl

        Ieri presidio in via Tadino. Molti delegati e iscritti alla Fisascat (categoria commercio) protestano contro il licenziamento di due operatori. Non hanno votato «secondo le indicazioni». Il segretario della Cisl milanese se ne lava le mani: «Le categorie sono autonome»

          M.Ca

          Milano
          Anomalo presidio antilicenziamenti ieri in via Tadino. Anomalo perché sulla facciata dell’«azienda» presidiata sventola la bandiera bianco-verde della Cisl. Anche il sindacato licenzia, e non è la prima volta. La Fisascat, la categoria del commercio, ha dato il benservito a due operatori: Tina Coviello e Luigi Pitocco. Dopo anni di onorato servizio, da ieri sono a spasso e senza stipendio. La loro «colpa»? Non aver rispettato gli ordini di scuderia nell’elezione della nuova segreteria regionale della Fisascat. Niente di trascendentale. Dall’urna sono comunque usciti i nomi che dovevano uscire. Semplicemente, qualcuno ha avuto meno preferenze del previsto. E’ bastato questo per comminare ai due operatori il massimo della pena: il licenziamento, politico of course. Incombenza espletata in tempi rapidi e modi spicci dal segretario uscente della Fisascat Gilberto Mangone, entrato da qualche settimana nella segreteria della Cisl milanese.

          I due licenziati hanno dato ampia pubblicità e visibilità alla vicenda. Non solo con comunicati alla stampa. Al corteo del 25 Aprile hanno fatto la posta al segretario nazionale delle Cisl Raffaele Bonanni. L’uomo giusto cui illustrare la situazione: la Fisascat di Milano era una delle poche strutture non allineate a Bonanni, il segretario Mangone l’ha normalizzata. Al corteo del Primo Maggio i licenziati e un gruppetto di delegati si sono presentati vestiti da galeotti: cacciare chi dissente è mettere in catene la libertà e la democrazia. Ieri, il presidio alla sede provinciale della Cisl. Una cinquantina di sindacalisti sono rimasti sul marciapiede fino alle 15, nostante la pioggia battente. I «manifestanti», tutti delegati delle aziende «seguite» dai Coviello e Pitocco, chiedevano un incontro al segretario generale della Cisl milanese Fulvio Giacomassi. Lui non li ha «ricevuti» e loro sono «entrati» – diciamo così – nel suo ufficio. Per sentirsi dire che i licenziamenti sono una faccenda «interna» alla Fisascat, le categorie sono «autonome», quindi la Cisl nulla ha da dire e da fare in proposito. Stesse cose dette da Giocamassi la settimana scorsa ai due licenziati. Che avevano replicato: «Un altro Ponzio Pilato. Giacomassi non può lavarsene le mani. Mangone è un componente della segreteria della Cisl di Milano». E anche se non lo fosse, «la democrazia è un valore trasversale, appartiene a tutta la Cisl, non alle singole categorie». Le diversità d’opinione e anche di voto non sono «minacciosi fattori destabilizzanti». La Cisl, «ben prima delle altre organizzazioni sindacali», ha introdotto il voto segreto. Migliaia di volte nelle elezioni degli organismi dirigenti le «preferenze» non sono uscite «come da incidazioni». Senza che nessuno per questo fosse «allontanato». Una delegata dell’Esselunga scrive alla sua Fisascat: «Non riesco a immaginare un gesto più autolesionistico, insensato e suicida da parte di un sindacato democratico che licenziare due voci che hanno saputo parlare del futuro senza farci dimenticare la nostra storia. Reintegrateli! Cancellate la vergogna!».