“Licenziare l´omosessuale? Si può col decreto anti-discriminazioni”

07/07/2003

domenica 6 luglio 2003
 
Pagina 21 – Cronaca
 
 
LA POLEMICA
E tra i partecipanti nuove accuse al governo per il dl sul lavoro appena approvato

"Licenziare l´omosessuale? Si può col decreto anti-discriminazioni"
          Le nuove norme varate per recepire le direttive Ue sono diventate un boomerang per i diritti
          Lettera-appello a Ciampi delle associazioni gay: "Non firmare quell´atto"

          ORAZIO LA ROCCA

          ROMA – Un insegnante di religione licenziato perché omosessuale; una ragazza cacciata da una scuola religiosa per aver partorito fuori dal matrimonio; un professore messo alla porta da una importante università cattolica per aver espresso opinioni non in linea con i canoni ecclesiastici.

          Tre casi di perdite di posti di lavoro, accaduti negli anni passati, per motivi più o meno discriminatori. Tre casi, tra i pochi denunciati, ma che presto potrebbero diventare molti di più se il decreto legge antidiscriminatorio sui luoghi di lavoro approvato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri diventerà operativo con il voto del Parlamento, entro i prossimi 60 giorni.
          Il nuovo decreto – porta la sigla dei ministri Roberto Maroni, Rocco Buttiglione e Stefania Prestigiacomo – varato per recepire la direttiva europea contro le discriminazioni lavorative, in realtà si è trasformato in un boomerang per i diritti dei lavoratori. L´accusa, formulata subito dopo il via governativo da esponenti di associazioni di omosessuali, di istituzioni religiose, sindacalisti e rappresentanti politici, in particolare del centrosinistra, è stata rilanciata ieri nel corso del corteo dei Gay Pride di Roma, presenti anche i leader di quelle organizzazioni come l´Arcigay, l´Arcilesbica, il Movimento italiani transessuali, che hanno scritto una lettera-appello al presidente della Repubblica, pregandolo di non firmare il decreto perché «chiaramente» illiberale e anticostituzionale.
          Il provvedimento governativo definisce, infatti, «atto non discriminatorio» il licenziamento per motivi di «religione, convinzioni personali, handicap, età ed orientamento sessuale». Un «pericolosissimo principio discriminatorio», lamenta il deputato diessino e presidente onorario Arcigay Franco Grillini, «che colpisce i diritti dei lavoratori omosessuali, ma anche di molte altre fasce sociali per motivi religiosi, per convincimenti socio-politici, per motivi di età e handicap, vale a dire tutto il contrario di quello che prevede la direttiva europea». Da qui l´appello di Grillini lanciato «al centrosinistra, ma anche alle componenti liberali del centrodestra, affinchè si battano per modificare il decreto in Parlamento». Tra 15 giorni i Ds, annuncia ancora Grillini, «presenteranno una loro proposta di modifica sulla quale si cercherà di convogliare un consenso trasversale a tutti i partiti».
          Problemi, sul decreto, potrebbero sorgere anche nella maggioranza. I primi segnali sono arrivati dalla Commissione sessualità discriminazione e integrazione del ministero delle Pari opportunità, il cui coordinatore, il professor Fernando Aiuti, ha già ventilato la possibilità di lasciare l´incarico («prima di dare le dimissioni, parlerò col ministro Prestigiacomo»). Per Imma Battaglia, leader storica del movimento omosessuale, i principi introdotti dal decreto «discriminano i lavoratori a causa dei loro orientamenti sessuali, ma ledono anche i diritti delle fasce sociali più deboli come gli immigrati, i disoccupati, i poveri: per questo è importante dare vita ad un movimento di opposizione che vada al di là degli schieramenti politici e partitici, sia dentro che fuori il Parlamento».
          Dal 1984 – l´anno del nuovo Concordato – «i licenziamenti nelle scuole cattoliche per motivi di opinione e sessuali sono stati una ventina», afferma il professor Giovanni Felice Mapelli, del Centro Studi Teologici di Milano, licenziato nel 1994 dalla Curia di Milano per aver dichiarato la sua omosessualità. «Ma se il decreto sarà approvato dal Parlamento – avverte Mapelli – le discriminazioni sui luoghi di lavoro si moltiplicheranno».