«Licenziamento a voce per i lavoratori precari»

18/05/2010

ROMA — Vita sempre più dura per i precari. Non solo non hanno il posto fisso ma potranno anche essere licenziati «a voce». In compenso avranno più tempo — da due a tre mesi — per impugnare la decisione. Questo è quanto prevede un emendamento presentato dal relatore di maggioranza Maurizio Castro alla nuova versione del disegno di legge sull’arbitrato in discussione al Senato dopo che era stato rinviato in Parlamento dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E così scoppia la polemica tra maggioranza e opposizione. Durissimo il commento dell’ex sindacalista Fiom e ora responsabile lavoro per l’Italia dei Valori Maurizio Zipponi: «Si torna all’epoca degli schiavi, basterà un cenno per licenziare un precario». «Solo la malafede e l’ignoranza giuridica possono spiegare l’ennesima violenta polemica sul nulla» ha dichiarato in serata Castro, in merito alla polemica scaturita sul licenziamento a voce. «L’emendamento sul licenziamento orale — spiega — ha una sola novità ed è tutta a favore del lavoratore: l’allungamento del termine utile a ricorrere contro di esso da 60 a 90 giorni».
«Come al solito — aggiunge Zipponi — colpiscono chi non ha la possibilità di reagire, è un calcolo miope perché il governo alimenterà quella che sarà una giusta protesta sociale». Anche Tiziano Treu, senatore Pd e padre del famoso pacchetto che ha introdotto le prime forme di forte flessibilità nel mondo del lavoro, è molto critico: «Il testo approvato alla Camera già recepiva solo parzialmente le indicazioni del capo dello Stato, con questo ulteriore giro si vuole peggiorare ulteriormente quanto si era ottenuto, è un fatto politicamente molto grave». L’emendamento Castro prevede anche che un lavoratore del settore privato potrà esprimere, al momento della sottoscrizione della clausola compromissoria, la volontà di ricorso all’arbitrato su tutte le controversie che dovessero insorgere in futuro. Grazie a questo nuovo testo dovrebbe «saltare» la modifica del Pd (Cesare Damiano), introdotta alla Camera, che puntava a limitare il ricorso all’arbitrato alle controversie già pregresse e non su quelle future.
E’ lo stesso Castro a spiegare il senso della sua proposta: «Così viene annullato l’effetto dell’emendamento Damiano, cancellando la possibilità che si decideva di volta in volta, ora diventa un fatto generale e perpetuo, passiamo da un modello antagonista a un modello fiduciario». Nel merito del «licenziamento a voce» previsto per i dipendenti a tempo determinato nel settore privato (ma che potrebbe arrivare anche per i pubblici), «si tratta — spiega sempre Castro — di casi residuali, per esempio nella piccola bottega». Secondo quanto stabilito alla Camera, la sottoscrizione della clausola compromissoria avviene 30 giorni dopo l’assunzione o dopo il periodo di prova per i contratti che lo prevedono. Le modifiche non toccano comunque uno dei passaggi centrali del rinvio della legge da parte del capo dello Stato: non si può infatti ricorrere all’arbitrato in materia di licenziamento. Per il segretario del Pd Pier Luigi Bersani «si tratta di un atto di incredibile arroganza».