Licenziamenti, ultimatum dei sindacati

20/11/2001


MARTEDÌ, 20 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 34 – Economia
 
Cgil, Cisl e Uil oggi da Berlusconi. Cofferati: mobilitazione se il governo insiste sul piano lavoro
 
Licenziamenti, ultimatum dei sindacati: ritirate la delega o si va alla rottura
 
la polemica
 
 
 
 
RICCARDO DE GENNARO

roma — Un giorno in più per riflettere. Se lo sono preso i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, che avrebbero dovuto incontrarsi ieri per decidere le iniziative di mobilitazione contro la delega al governo sul lavoro con la quale si prevede anche la sospensione per quattro anni dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori a favore di tre categorie di imprese: quelle che emergono dal «nero», superano, assumendo, la soglia dei 15 dipendenti o trasformano i contratti a tempo determinato in tempo indeterminato. La riunione tra Cofferati, Pezzotta e Angeletti è infatti slittata alle 15 di oggi, un paio di ore prima del vertice con il premier Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, al quale chiederanno il ritiro della delega.
La Cgil ha riunito il suo direttivo, Cisl e Uil le rispettive segreterie. Ad aprire il direttivo Cgil non sono stati né Cofferati, né il suo vice Epifani, bensì Beppe Casadio, segretario confederale. Il quale ha annunciato che la Cgil proporrà oggi a Cisl e Uil iniziative di lotta nel caso che il governo non revochi «tutte le deleghe». Al termine delle segreterie, Cisl e Uil hanno però ribadito il loro «no» alla sola modifica dell’articolo 18 (la confederazione guidata da Pezzotta anche all’introduzione dell’arbitrato). «Era stato lo stesso Berlusconi, dopo Bossi e Maroni, a garantire che l’articolo 18 non era nell’agenda del governo ricorda Adriano Musi, vicesegretario generale Uil e invece è spuntato all’ultimo minuto. Se non sarà ritirata la delega, decideremo unitariamente tutte le iniziative». In primo luogo un’azione di lobby parlamentare, che possa portare perlomeno alla modifica dei contenuti della delega stessa. L’ipotesi di uno sciopero generale, invece, sembra meno probabile di qualche giorno fa: la sinistra della Cgil, tuttavia, lo sollecita con forza, «anche se dovesse proclamarlo la sola Cgil».
Il ministro Maroni, passato tra i «falchi» del governo dopo avere vestito i panni della «colomba», ribadisce che il governo andrà avanti. «La nostra non è una guerra di religione dice il governo propone una norma che riguarda un numero marginale di lavoratori, aumenta la stabilità dei contratti e aiuta a far emergere il sommerso». Ieri si sono registrati i primi scioperi nelle fabbriche, come a Torino (Bertone e Lear), Cassino (primo sciopero unitario alla Fiat dopo l’accordo separato sui carichi di lavoro), Bologna (ex Sabiem).