Licenziamenti, si tratta

26/11/2001


LUNEDÌ, 26 NOVEMBRE 2001
 
Pagina 25 – Economia
 
Stasera l’incontro decisivo tra il governo e i sindacati sullo Statuto dei lavoratori
 
Licenziamenti, si tratta
 
Maroni punta a limitare le modifiche all’articolo 18
 
 
 
Ricerca Acli: ai giovani piace la flessibilità ma il 70 per cento chiede di essere tutelato
Rimarrebbe in piedi solo la modifica per gli assunti con un contratto a tempo determinato
 
LUISA GRION

ROMA — L’appuntamento decisivo è per stasera alle venti, un’ora tarda che sembra scelta apposta per lasciare i più ampi spazi possibili alla contrattazione, alle limature, alla ricerca forsennata di una soluzione per quello che si presenta come uno dei più spinosi scontri fra questo governo e le parti sociali.
Sul tavolo c’è in primis la modifica all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La norma, si sa, protegge i dipendenti dal licenziamento senza giusta causa: l’esecutivo ha chiesto la delega per sospenderla per quattro anni e per tre casi (dipendenti che emergono dal sommerso, aziende che assumendo superano la soglia dei 15 lavoratori, passaggio da contratto a termine a quello a tempo determinato). Confindustria, chiaramente, plaude. La Cgil, altrettanto chiaramente, minaccia lo sciopero generale se non vi sarà il ritiro in toto della proposta.
Il tema d’altra parte è d’importanza centrale, soprattutto per tutti quei giovani che, secondo le imprese, dalla revisione dovrebbero ottenere tanti nuovi posti di lavoro. Per capire cosa ne pensano l’Iref (Acli) ha fatto una ricerca ad hoc: le conclusioni sono che la flessibilità piace, certo, ma piacciono anche le tutele. E’ vero che il 70 per cento della generazione fra i 18 e i 36 anni preferisce il lavoro autonomo a quello dipendente, ma è anche vero che il 76 per cento conosce lo Statuto; il 59,6 si dichiara contrario alla sua modifica e quasi il 70 per cento riconosce l’importanza del sindacato nella tutela del lavoro flessibile.
Il clima nel quale avverrà l’incontro di stasera, dunque, è di grande attesa. Berlusconi e il ministro del Welfare Maroni dovranno dare ai leader di Cgil, Cisl e Uil una risposta nero su bianco sia su ciò che intendono far in materia di lavoro, ma anche in tema di pensioni, Tfr, contratti pubblici. E, nell’obiettivo di spaccare il fronte sindacale e di evitare lo scontro gli spazi della mediazione si allargano. Sembra difficile ipotizzare che l’esecutivo voglia andare al muro contro muro ma altrettanto improbabile appare la possibilità che il governo accetti di cancellare dalla delega le modifiche all’articolo 18, accogliendo in pieno la richiesta dei sindacati. Che succederà dunque?
L’ipotesi più verosimile sembra essere quella di una nuova proposta da inserire via emendamento: modificare lo Statuto, ma in forma limitata rispetto al disegno originario. In soldoni stasera Maroni dovrebbe proporre al sindacato che in caso di licenziamento senza giusta causa, la possibilità di ottenere il risarcimento invece che il reintegro nel posto di lavoro possa valere solo per i neoassunti che dal tempo determinato (contratto formazione lavoro o a termine) passino a quello indeterminato. Basterà ciò ad ammorbidire Cisl e Uil (Cgil si sa è sulla linea dell’intransigenza totale)? Difficile dirlo. Bonanni (Cisl) ieri ha ribadito la sua posizione: il governo ritiri la richiesta di delega sull’articolo 18 dello Statuto, poi del resto se ne può parlare. La tensione sul tema è davvero alta e la confusione tanta: in piazza, oltre ai sindacati, minaccia infatti di scendere anche un partito di governo, e precisamente quella parte di An che si riconosce in Alessandra Mussolini. Ieri ha commentato come «inaccettabili» le proposte di modifica alle norma dello Statuto: «An – ha detto — deve pensare ai suoi elettori, al popolo».