«Licenziamenti, il governo faccia dietrofront»

17/01/2002





«Licenziamenti, il governo faccia dietrofront»

I sindacati da Ciampi. Cofferati: è la condizione per il dialogo. Maroni: andiamo avanti, niente stralci sull’articolo 18

      ROMA – I sindacati insistono: via dalle riforme le norme che tagliano i contributi sui neoassunti e che allentano le tutele sui licenziamenti. Governo e maggioranza replicano compatti: queste norme non verranno cancellate, tantomeno in seguito a diktat sindacali. Fin qui le posizioni di facciata. Ma intanto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi prosegue nei suoi incontri con governo e parti sociali per favorire la ripresa del dialogo e la commissione Lavoro del Senato ha cominciato a occuparsi della riforma del mercato del lavoro proprio ascoltando Cgil, Cisl e Uil. Non è previsto lo stralcio delle norme incriminate dal sindacato, ma questo non significa che il Parlamento non possa lavorare per modificare alcuni punti. Osserva Tiziano Treu (Margherita), componente della commissione Lavoro del Senato: «Mi pare che nella stessa maggioranza ci sia più di un esponente che vuole evitare lo scontro con i sindacati».

      IL QUIRINALE - «Il governo deve stralciare dai disegni di legge delega su pensioni e lavoro qualsiasi riferimento alla decontribuzione e all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori», quello che prevede il reintegro nel posto di lavoro per chi è licenziato senza giusta causa. Queste le richieste che il segretario della Cgil, Sergio Cofferati, ha ripetuto ieri sera uscendo dal Quirinale dopo l’incontro che insieme con i leader di Cisl e Uil ha avuto con il presidente Ciampi. «L’incontro è stato positivo, ora spetta al governo riaprire il confronto», ha aggiunto il leader della Cisl, Savino Pezzotta. E quello della Uil, Luigi Angeletti: «Ciampi è ottimista. Crede profondamente nel dialogo per risolvere i problemi». Dal Quirinale si tiene però a precisare che il presidente non ha assunto alcuna iniziativa di mediazione, ma ha semplicemente «accolto, come è già avvenuto in precedenti occasioni, una richiesta di udienza avanzata nel dicembre scorso dai sindacati confederali».

      LA CONFINDUSTRIA - Ieri mattina gli stessi segretari delle tre confederazioni erano stati ascoltati dalla commissione Lavoro del Senato. Ma Pezzotta, uscendo, aveva detto: «Le trattative non si fanno in Parlamento, come dice Maroni, ma col governo». Segno che i sindacati, pur aspettandosi che Camera e Senato intervengano a loro favore modificando i provvedimenti in discussione, puntano soprattutto a una riapertura del tavolo con l’esecutivo che, invece, Maroni considera chiuso.
      Sempre ieri la commissione ha ascoltato la Confindustria. Il direttore generale Stefano Parisi ha consegnato ai senatori un documento sottoscritto insieme con altre organizzazioni imprenditoriali, in cui si definisce il disegno di legge delega sul mercato del lavoro «una prima strategia di interventi» che vanno nella direzione giusta. Al contrario dei sindacati che chiedono lo stralcio delle norme sull’articolo 18 dello Statuto, la Confindustria propone invece di «estendere» la sospensione del diritto di reintegro «a tutti i nuovi assunti». Il provvedimento del governo la prevede invece solo per i lavoratori a termine il cui contratto venga trasformato a tempo indeterminato, oltre che per i dipendenti delle aziende che emergano e per le imprese che, grazie a nuove assunzioni, superino i 15 dipendenti.

      VERTICE DI MAGGIORANZA - Una prima valutazione della discussione appena cominciata al Senato è stata fatta ieri in un vertice tra il ministro del Lavoro e la maggioranza. Maroni ha ribadito che ora protagonista deve essere il Parlamento. Dal vertice è uscito un messaggio di compattezza. «La maggioranza non può che essere in sintonia con il governo, non si pensa a nessuno stralcio», ha spiegato Oreste Tofani (An), relatore del provvedimento sul mercato del lavoro. Sono però possibili correttivi. Nei giorni scorsi si era ipotizzato un aumento del risarcimento in denaro di cui dovrebbero beneficiare i lavoratori licenziati che non avranno più diritto al reintegro nel posto di lavoro.


      TREMONTI E FINI
      – Ieri, prima dei sindacati, sono saliti al Quirinale anche il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Maroni era stato ricevuto l’altro ieri. Ciampi, spiegano infatti i suoi collaboratori, ha voluto essere informato dai ministri competenti prima di ascoltare le parti sociali. Tremonti ha riferito a Ciampi anche del suo colloquio col ministro dell’Economia, Laurent Fabius, nel quale ha ribadito l’europeismo del governo italiano. Tremonti ha quindi mostrato con orgoglio al presidente l’assegno da 4.400 miliardi di lire che la società veicolo per la cessione degli immobili pubbblici ha versato nelle casse dello Stato, quale anticipo sull’operazione di cartolarizzazione.

Enr. Ma.


Economia