Licenziamenti Fiat, sindacati divisi

16/07/2010

Epifani: l’azienda sbaglia strada. Bonanni: Marchionne non cada nella trappola Fiom
MILANO — Si alza la temperatura sul licenziamento dei delegati Fiom della Fiat, mentre il Lingotto archivia un’altra giornata campale tra proteste e mobilitazioni per il mancato accordo sul premio di risultato e i dati sul mercato dell’auto in Europa che vede in giugno l’arretramento del 20% delle immatricolazioni del gruppo di Torino. Anche oggi non sarà una giornata facile, con gli stabilimenti italiani fermi per quattro ore.
Lo scontro frontale tra l’azienda e i metalmeccanici della Cgil sta avvelenando il clima, divide i sindacati, agita la politica. «C’è il rischio di una radicalizzazione, è una situazione che non va bene nè per la Fiat, nè per il Paese» ha avvertito il leader della Cgil Guglielmo Epifani rivolgendo «un invito alla riflessione» al Lingotto. «Lo dico con misura: la Fiat sta sbagliando strada, prima se ne accorge meglio è» ha aggiunto Epifani la cui preoccupazione è quella di evitare l’escalation della tensione sociale.
Appello alla responsabilità anche dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni, per il quale la Fiat rischia di cadere nella «trappola della Fiom». «La Fiat non ha bisogno del "vallettismo" — ha detto Bonanni, riferendosi a Vittorio Valletta, il manager che per conto dela famiglia Agnelli guidò, con pieni poteri, il gruppo negli anni 50— ma di relazioni partecipative. Stesse attenta a non inseguire l’irresponsabilità della Fiom».
«In Italia non si può licenziare se non per giusta causa. È vietato, giusto?» ha ironizzato invece il segretario della Uil, Luigi Angeletti.
I tre operai di Melfi pare siano stati accusati di aver sabotato la produzione durante uno sciopero, fermando alcuni carrelli automatici di rifornimento alle linee. «Se è tutto vero, si tratta di episodi gravi» ha commentato il ministro del Lavoro Sacconi. «Se c’è sabotaggio, sono stati superati i limiti» ha raddoppiato la presidente di Confindutria Emma Marcegalia, pur auspicando «che possa essere ripresa la via del dialogo» e che la «Fiom torni al tavolo» di Pomigliano e «accetti questa sfida di competitività».
«Difenderemo fino alla fine il posto di lavoro. Non abbiamo fatto nulla di illegittimo e non desisteremo» hanno dichiarato nel frattempo i tre operai lucani licenziati, saliti mercoledì sulle mura medioevali di Melfi. A turno, di notte, riposano in una tenda montata lassù. Persino Fausto Bertinotti è tornato nell’arena con un appello contro il licenziamento di Pino Capozzi, dipendente di sesto livello, un quadro, di Mirafiori, che ha commesso il «reato d’opinione» di aver utilizzato la mail aziendale per la diffusione di un volantino di solidarietà con Pomigliano degli operai polacchi, mentre il Pd ha denunciato «gli applausi» di un «gruppetto» di senatori della maggioranza alla notizia dei licenziamenti.