Licenziamenti collettivi più ampi

05/03/2004

ItaliaOggi (Lavoro e Previdenza)
Numero
055, pag. 35 del 5/3/2004
di Ignazio Marino


Ok da camera e senato al dlgs con l’estensione.

Licenziamenti collettivi più ampi

Licenziamento collettivo nel non profit sempre più vicino. Anche sindacati, partiti, fondazioni e organizzazioni non governative dovranno rispettare gli obblighi cui sono già oggi sottoposte le imprese commerciali. Le commissioni lavoro di camera e senato hanno infatti espresso parere positivo, seppur con qualche osservazione al testo, sullo ´schema di dlgs in attuazione della delega di cui all’art. 20 della legge 3 febbraio 2003 n. 14, legge comunitaria 2002, per la modifica della legge 23 luglio 1991, n. 223, in materia di licenziamenti collettivi’. Dopo l’esame delle due commissioni, concluso in questi giorni, si aspetta ora il via libero definitivo del consiglio dei ministri.

Il provvedimento. Il provvedimento colma una lacuna che è costata all’Italia una condanna della Corte di giustizia europea. A imporre l’applicazione della disciplina sul licenziamento collettivo a tutti i rapporti di lavoro è stata, infatti, una direttiva europea del 1998, mai recepita nell’ordinamento italiano. La legge 223 del 1991 che disciplina il licenziamento collettivo non lo prevede infatti per i datori di lavoro non imprenditori. Esclusione censurata dalla Corte Ue.

Le osservazioni. Le due commissioni parlamentari hanno dato parere favorevole allo schema di dlgs con due osservazioni comuni. La prima riguarda l’opportuna correzione di un errore materiale nel testo. Si tratta del corretto richiamo al comma 9 dell’articolo 25 della legge n. 223, anziché al comma 8. La correzione si rende necessaria per garantire l’assenza di oneri a carico della finanza pubblica. Con la seconda osservazione si chiede di predisporre quanto prima uno specifico provvedimento volto a colmare l’assenza di trattamenti di cassa integrazione e di mobilità dei dipendenti di datori di lavoro non imprenditori licenziati ed estendere benefici contributivi agli imprenditori che assumono i lavoratori licenziati collettivamente. La commissione di palazzo Madama, inoltre, ha puntualizzato anche l’esigenza di capire quale disciplina trovi applicazione nei casi di inefficacia o nullità dei licenziamenti collettivi. Ancora, per i senatori è opportuno integrare le disposizioni a favore del ricollocamento delle lavoratrici e quelle relative alle eccedenze determinate da fine lavoro nelle imprese edili e nelle attività stagionali o saltuarie. (riproduzione riservata)