“Libri” Il romanzo del sindacato (N.Cacace)

23/10/2003




23.10.2003
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Il romanzo del sindacato
Leggere la vita di Luigi Macario, raccontata oggi
in un libro, aiuta a capire lo spirito di autonomia
del sindacalismo moderno. Guidò le più importanti battaglie della Cisl e del movimento sindacale per circa
un trentennio. L’indipendenza dai partiti
di NICOLA CACACE

Èun bello spaccato di storia del movimento sindacale che si legge come un romanzo di Ken Follett. Scritto da Mario Dellacqua,
operaio della Fiat poi professore di lettere, il libro edito dalle
Edizioni Lavoro «Luigi Macario, un fondatore ed un innovatore del
sindacalismo italiano» nasce da una ricerca biografica promossa dalla fondazione Vera Nocentini di Torino e si raccomanda per lo stile
sobrio e la ricchezza dei riferimenti biografici relativi ad uomini e fasi
di elaborazione e di lotta che hanno fondato il sindacalismo moderno.
La Cisl che nacque dalla scissione sindacale del 1948 era già un
animale atipico nell’Italia e nell’Europa di allora, aconfessionale quando i sindacati cristiani erano presenti in Europa (Francia, Belgio,
etc.), autonoma dai partiti a differenza dei sindacati di origine
marxista già allora dominanti, laica come seppe dimostrare in appuntamenti decisivi come il Referendum sul divorzio. Elementi di
grande conflittualità nel mondo di allora sono elementi di grande attualità oggi, quando il pluralismo politico, culturale e sociale è la caratteristica dominante della classe lavoratrice in era postindustriale.
La Cisl, ieri animale atipico nel panorama sindacale, oggi è qualcosa
di più, un animale che difendendo coi denti le sue caratteristiche originali ha finito per percorrere un cammino prima in solitario, poi
sempre più spesso unitario con Cgil ed Uil, avvicinando l’intero
movimento sindacale ad un modello di sindacato moderno, autonomo
dai partiti, ma aperto alle lotte del mondo esterno. Furono bravi i fondatori della Cisl, da Pastore allo stesso Macario, dall’ inizio suo stretto collaboratore, a resistere alle pressioni di quanti, da Donat Cattin a Rapelli, premevano per un sindacato confessionale, come
fu bravo Macario, nel cuore delle lotte sindacali degli anni 60 e
70, a spingere prima i metalmeccanici della Fim Cisl poi l’intera Cisl
verso l’unità d’azione con gli altri sindacati ed a convincere l’intero
mondo sindacale della giustezza di battaglie come la contrattazione
aziendale di cottimi, qualifiche e condizioni di lavoro e come la incompatibilità tra cariche politiche e sindacali.
Luigi Macario è un figlio tipico di quel mondo cattolico che soprattutto nel Nord dell’Italia tentò di difendere le sue nascenti strutture di solidarietà sociale dalle grinfie di un fascismo aggressivo e violento. Sette figli, padre campanaro e portalettere senza posto fisso perché senza tessera del fascio, Luigi comincia a nove anni un duro lavoro di pastore di maiali, dormendo nei fienili ed apprendendo la lezione della povertà e della solidarietà insieme. Continua l’esperienza unitaria tra i partigiani della Brigata Superga, dove ebbe i primi contatti colla nascente Dc, cui rimane fedele tutta la vita ma sempre in posizione di non subalternità e spirito critico e poi nelle sue prime lotte sindacali con i postelegrafonici di Torino. Perciò, anche dopo duri scontri con i compagni comunisti che tendevano ad imporre la loro egemonia ideologica, il suo spirito unitario non venne mai meno. Macario guidò le più importanti battaglie vincenti della Cisl e del movimento sindacale per circa un trentennio, anni 60, 70 ed 80. Impose all’intero movimento la visione Cisl che il contratto nazionale di categoria, pur importante per la generalità dei lavoratori, andava affiancato dalla contrattazione aziendale di qualifiche, cottimi, sicurezza, se si voleva tutelare veramente il lavoratore; impose all’intero movimentola decisione della incompatibilità tra cariche politiche e sindacali, perciò è strano che, come ha scritto Carniti nella prefazione «Macario, pur avendo avuto un ruolo cruciale nelle vicende sindacali di quegli anni è stato praticamente rimosso» perchè Macario, a differenza di altri leader è stato «un sindacalista dell’essere più che dell’apparire». Macario pur scontrandosi spesso con i comunisti, rifiutò sempre l’anticomunismo pregiudiziale di quanti, destra e padroni, accusavano la Cisl di filocomunismo ogni volta che partecipava con determinazione alle lotte unitarie. Ieri come oggi la storia si ripete, quante volte l’orso bergamasco, come è chiamato Savino Pezzotta non è stato e non è oggetto di attacchi simili quando assume posizioni decise ed unitarie su temi vitali come ad esempio la controriforma delle pensioni portata avanti dal governo Berlusconi? E quante volte Luigi Macario, nato e morto (nel 1994) democristiano, ha dovuto scontrarsi con i compagni di partito per difendere i suoi giovani allievi, da Carniti a Crea ad Idolo Marcone accusati nel calore delle lotte di essere "a sinistra dei comunisti"? Se ieri animali diversi come i "cattolici di sinistra non marxisti" suscitavano sospetti e incomprensioni tra i compagni schierati politicamente a sinistra, oggi il rispetto del pluralismo politico della classe lavoratrice è diventato il primo catalizzatore delle lotte sindacali e premessa di ogni discorso unitario. Tra le tante lotte di Macario quella dell’ unità sindacale, unità d’azione prima, vari tentativi di unità organica poi, appare tra le pagine più belle del libro, ma anche tra le fasi più dure e difficili della trentennale storia sindacale di Luigi. Anche l’ultima battaglia di Macario a Strasburgo, dove, lasciata la Cisl nel 1979 al suo miglior allievo Pierre Carniti era andato come parlamentare europeo, è segnata dall’indipendenza, dall’attaccamento al movimento operaio e dall’autonomia. Nella sessione straordinaria sull’occupazione del maggio 1983 lo scontro sulla riduzione dell’orario di lavoro tra destra e sinistra si risolse a favore della prima. I socialisti europei videro riconosciuto il principio che la riduzione di orario era tra gli strumenti di creazione di lavoro e di miglioramento della qualità della vita
ma sconfitti sull’esigenza di raccomandazioni ed interventi sul breve
periodo. Il parlamentare democristiano Luigi Macario ebbe un comportamento difforme dal Partito Popolare Europeo parlando a titolo personale: «La politica degli investimenti, per quanto ampia potrà essere, e lo dovrà essere, non potrà agire che marginalmente sui livelli crescenti di disoccupazione. Nella Cee si dovrà anche redistribuire il lavoro – come storicamente è successo nell’ultimo secolo che ha visto dimezzare da 3000 a 1500 le ore annue lavorate – con riduzioni di orario sulle 30-32 ore settimanali e dare lavoro a quanti lo richiedono. Tutto questo senza pensionamenti, senza spostare cioè l’infelicità dai giovani agli anziani». Cinquant’anni dopo Macario ripeteva la richiesta dell’economista Keynes. Quale lezione trarre da una vita ricca di passione operaia, elaborazioni nuove e spirito unitario pur nella rivendicazione gelosa delle diversità confessionali, politiche e culturali di ciascuno, come quella di Luigi
Macario? Oggi gli elementi di attualità della Cisl, aconfessionalità, laicità, contrattualità, autonomia, sono patrimonio culturale condiviso dall’intero movimento sindacale. Ma il sindacato è ancora diviso, forse perché la condivisione di quel patrimonio è più a parole che nei fatti. Macario ha lottato invano ieri come Pezzotta difende gelosamente oggi (troppo, secondo alcuni, quando chiede ai partiti dell’Ulivo di non intromettersi troppo nella vertenza pensioni) l’autonomia del sindacato dai partiti? Personalmente credo che tutti gli sforzi e le lotte per l’autonomia del sindacato dai partiti, ieri come oggi, sono prerequisiti importanti dell’unità d’azione oggi, come speriamo dell’unità organica domani. In un mondo politico sempre
più bipolare, destra e sinistra, conservatori e progressisti, il successo di uno sviluppo sostenibile che non distrugga la solidarietà degli uomini e la salute dell’ambiente, dipende dal successo di partiti politici
progressisti ma anche dalla forza di organizzazioni sindacali che sappiano contrastare il capitale quando questo pretende di governare senza equamente distribuire i frutti della produttività e senza rispetto della natura. Perciò le caratteristiche di autonomia di un sindacato moderno sono importanti e le sue condizioni vanno rispettate, quando piacciono e quando non piacciono.