Liberi professionisti all’attacco, sui contributi la delega non va

03/03/2003



2-03-03, pagina 32,
sezione ECONOMIA

 il caso
 
 
Contestate le norme sulla totalizzazione: ‘Incostituzionali’
Liberi professionisti all’attacco Sui contributi la delega non va

Gli avvocati: oneri elevatissimi per le casse previdenziali



ROMA – Contro la delega previdenziale le Casse di previdenza dei liberi professionisti promettono una battaglia durissima. E con l’ appoggio di tutti i professionisti, a cominciare dagli oltre 120 mila avvocati italiani, i cui rappresentanti sono accorsi in massa all’ assemblea di Roma. Al centro della protesta il provvedimento sulla totalizzazione, che disciplina la possibilità di sommare i periodi contributivi. «Oltre a profilare il configurarsi di forti squilibri economici per le casse dei liberi professionisti, evidenzia anche sostengono gli avvocati aspetti di incostituzionalità». «Abbiamo esaminato una serie di proiezioni di ipotesi di calcolo delle pensioni derivanti da totalizzazione – ha detto il presidente della Cassa Forense e dell’ Adepp, Maurizio De Tilla – Ne è emersa la conferma degli elevatissimi oneri cui le casse private andrebbero incontro in caso di emanazione del regolamento di attuazione dell’ articolo 71 della Finanziaria. Di qui la volontà di esercitare pressione affinché, nella discussione del testo della delega previdenziale al Senato, siano accolti i cinque emendamenti messi a punto dalle Casse». In sostanza, le casse dei liberi professionisti chiedono che i futuri provvedimenti di detassazione previsti per la previdenza complementare riguardino anche gli enti privati; che le forme di assistenza sanitaria integrativa previste dalla delega siano erogabili da tutti gli enti previdenziali privatizzati dei professionisti, senza eccezioni; che siano attratti nella sfera dei redditi prodotti dal singolo professionista tutte le attività di lavoro autonomo riconducibili alla sfera dell’ attività professionale esercitata dal soggetto; che in materia di totalizzazione sia previsto uno stralcio, tanto più, rilevano, che «non appare coerente» la fissazione di un’ età pensionabile a 65 anni in presenza di regimi previdenziali specifici che prevedono età diverse, anche più elevate; che sia cancellata l’ estensione della totalizzazione a soggetti che abbiano già maturato i requisiti minimi per il diritto alla pensione in una singola gestione.